Traduzione di Paragrafo 53, Libro 2 di Livio

Versione originale in latino


Certamina domi finita: Veiens bellum exortum, quibus Sabini arma coniunxerant. P. Valerius consul accitis Latinorum Hernicorumque auxiliis cum exercitu Veios missus castra Sabina, quae pro moenibus sociorum locata erant, confestim adgreditur; tantamque trepidationem iniecit ut dum dispersi alii alia manipulatim excurrunt ad arcendam hostium vim, ea porta cui signa primum intulerat caperetur. Intra vallum deinde caedes magis quam proelium esse. Tumultus e castris et in urbem penetrat; tamquam Veiis captis, ita pavidi Veientes ad arma currunt. Pars Sabinis eunt subsidio, pars Romanos toto impetu intentos in castra adoriuntur. Paulisper aversi turbatique sunt; deinde et ipsi utroque versis signis resistunt, et eques ab consule immissus Tuscos fundit fugatque, eademque hora duo exercitus, duae potentissimae et maxime finitimae gentes superatae sunt. Dum haec ad Veios geruntur, Volsci Aequique in Latino agro posuerant castra populatique fines erant. Eos per se ipsi Latini adsumptis Hernicis, sine Romano aut duce aut auxilio castris exuerunt; ingenti praeda praeter suas reciperatas res potiti sunt. Missus tamen ab Roma consul in Volscos C. Nautius; mos, credo, non placebat, sine Romano duce exercituque socios propriis viribus consiliisque bella gerere. Nullum genus calamitatis contumeliaeque non editum in Volscos est, nec tamen perpelli potuere ut acie dimicarent.

Traduzione all'italiano


Niente più lotte di classe a Roma e di nuovo guerra contro i Veienti, questa volta coalizzati coi Sabini. Il console Publio Valerio fu inviato a Veio a fronteggiarli con le sue truppe e con reparti ausiliari forniti da Ernici e Latini. Avendo sùbito assalito l’accampamento sabino situato di fronte alle mura nemiche, vi gettò un tale scompiglio che, mentre le compagnie uscivano alla rinfusa per respingere l’attacco nemico, egli si impadronì di quella stessa porta che era stata il primo obiettivo della sua azione di forza. Quel che seguì all’interno del campo non fu una battaglia quanto un vero massacro. Il grande trambusto arrivò di lì fino alla città e gli abitanti, in preda al panico come se Veio fosse stata catturata, corsero alle armi. Parte di essi andò in soccorso ai Sabini, parte si buttò a corpo morto sui Romani che, concentrati esclusivamente su quanto avveniva all’interno del campo, ebbero un momentaneo disorientamento. Poi, dopo che essi si furono stabilizzati in una posizione di doppio contenimento, sopraggiunse la cavalleria agli ordini del console e disperse gli Etruschi costringendoli alla ritirata. Nello stesso momento gli eserciti dei due vicini più potenti erano stati sconfitti. Mentre erano in corso queste operazioni contro Veio, i Volsci e gli Equi si erano accampati nel territorio latino e avevano razziato i dintorni. I Latini, soltanto con i propri mezzi e il sostegno degli Ernici, senza ricevere da Roma né un comandante né truppe di rinforzo, li scacciarono dall’accampamento e, oltre a recuperare quello che apparteneva loro, si impossessarono di un grande bottino. Da Roma, tuttavia, fu inviato contro i Volsci il console Gaio Nauzio. Non era gradito, credo, che gli alleati decidessero e conducessero le guerre da soli, senza un esercito e un generale romani. Nei confronti dei Volsci non si andò per il sottile con le distruzioni e le provocazioni: ciò nonostante, risultò impossibile costringerli a uno scontro aperto.