Traduzione di Paragrafo 38, Libro 2 di Livio

Versione originale in latino


Cum prope continuato agmine irent, praegressus Tullius ad caput Ferentinum, ut quisque veniret, primores eorum excipiens querendo indignandoque, et eos ipsos, sedulo audientes secunda irae verba, et per eos multitudinem aliam in subiectum viae campum deduxit. Ibi in contionis modum orationem exorsus "ut omnia" inquit, "obliviscamini alia, veteres populi Romani iniurias cladesque gentis Volscorum, hodiernam hanc contumeliam quo tandem animo fertis, qua per nostram ignominiam ludos commisere? An non sensistis triumphatum hodie de vobis esse? Vos omnibus, civibus, peregrinis, tot finitimis populis, spectaculo abeuntes fuisse? Vestras coniuges, vestros liberos traductos per ora hominum? Quid eos qui audivere vocem praeconis, quid, qui nos videre abeuntes, quid eos qui huic ignominioso agmini fuere obvii, existimasse putatis nisi aliquod profecto nefas esse quo, si intersimus spectaculo, violaturi simus ludos piaculumque merituri; ideo nos ab sede piorum, coetu concilioque abigi? Quid deinde? Illud non succurrit, vivere nos quod maturarimus proficisci? Si hoc profectio et non fuga est. Et hanc urbem vos non hostium ducitis, ubi si unum diem morati essetis, moriendum omnibus fuit? Bellum vobis indictum est, magno eorum malo qui indixere si viri estis." Ita et sua sponte irarum pleni et incitati domos inde digressi sunt, instigandoque suos quisque populos effecere ut omne Volscum nomen deficeret.

Traduzione all'italiano


Mentre procedevano in una fila quasi ininterrotta, Tullio, il quale li aveva preceduti alla fonte Ferentina e lì li stava aspettando, andò incontro ai concittadini più in vista man mano che arrivavano e, rivolgendo loro parole di sdegno e indignazione (ma adattissime alla loro grande rabbia per l’accaduto), grazie all’influenza che essi esercitavano sugli altri, riuscì a condurli tutti in un terreno che si trovava sotto la strada. Lì, parlando come se fosse stato in un’assemblea, disse: “Dimentichiamoci pure tutto il resto, gli affronti del passato e le disastrose disfatte militari inflitte ai Volsci dal popolo romano: ma com’è possibile lasciar correre lo sfregio di oggi e permettere che il nostro disonore sia sfruttato come cerimonia di apertura dei giochi? Oppure non vi siete accorti che per loro oggi è stato un trionfo su di voi? E che la vostra espulsione ha dato spettacolo a tutti, cittadini e stranieri e a molti dei popoli con cui confiniamo? Che le vostre mogli e i vostri figli sono sulla bocca di tutti? E quelli che han sentito le parole degli araldi, quelli che hanno assistito alla nostra partenza, quelli che per strada si sono imbattuti in questa colonna della vergogna, cosa credete che abbiano pensato se non che dovevamo aver di certo commesso una grave colpa, per la quale, con la nostra presenza allo spettacolo, avremmo profanato i giochi e che eravamo stati espulsi onde evitare che sedessimo accanto alla gente pia e partecipassimo alla loro riunione? E poi, non vi rendete conto che siamo vivi perché non ci abbiamo pensato due volte a partire? Ammettendo che non si tratti di fuga. E non vi sembra di dover considerare questa città una tana di nemici, dato che un solo giorno di permanenza sarebbe costato a tutti la vita? Vi è stata dichiarata guerra: tanto peggio per chi l’ha dichiarata, se voi siete degli uomini.” Così, già di per sé indignati ed eccitati da quelle parole, rientrarono nelle rispettive città e ciascuno infiammò a tal punto la propria gente da causare la rivolta dell’intera razza volsca.