Traduzione di Paragrafo 46, Libro 10 di Livio

Versione originale in latino


Nives iam omnia oppleverant nec durari extra tecta poterat; itaque consul exercitum de Samnio deduxit. Venienti Romam triumphus omnium consensu est delatus. Triumphavit in magistratu insigni, ut illorum temporum habitus erat, triumpho. Pedites equitesque insignes donis transiere ac transvecti sunt; multae civicae coronae vallaresque ac murales conspectae; inspectata spolia Samnitium et decore ac pulchritudine paternis spoliis, quae nota frequenti publicorum ornatu locorum erant, comparabantur; nobiles aliquot captivi, clari suis patrumque factis, ducti. Aeris gravis travecta viciens centum milia et quingenta triginta tria milia; id aes redactum ex captivis dicebatur; argenti, quod captum ex urbibus erat, pondo mille octingenta triginta. Omne aes argentumque in aerarium conditum, militibus nihil datum ex praeda est; auctaque ea invidia est ad plebem, quod tributum etiam in stipendium militum conlatum est cum, si spreta gloria fuisset captivae pecuniae in aerarium inlatae, et militi tum <donum> dari ex praeda et stipendium militare praestari potuisset. Aedem Quirini dedicavit - quam in ipsa dimicatione votam apud neminem veterem auctorem invenio, neque hercule tam exiguo tempore perficere potuisset - ab dictatore patre votam filius consul dedicavit exornavitque hostium spoliis; quorum tanta multitudo fuit ut non templum tantum forumque iis ornaretur sed sociis etiam coloniisque finitimis ad templorum locorumque publicorum ornatum dividerentur. Ab triumpho exercitum in agrum Vescinum, quia regio ea infesta ab Samnitibus erat, hibernatum duxit. Inter haec Carvilius consul in Etruria Troilum primum oppugnare adortus quadringentos septuaginta ditissimos, pecunia grandi pactos ut abire inde liceret, dimisit; ceteram multitudinem oppidumque ipsum vi cepit. Inde quinque castella locis sita munitis expugnavit. Caesa ibi hostium duo milia quadringenti, minus duo milia capti. Et Faliscis pacem petentibus annuas indutias dedit, pactus centum milia gravis aeris et stipendium eius anni militibus. His rebus actis ad triumphum decessit, ut minus clarum de Samnitibus quam collegae triumphus fuerat, ita cumulo Etrusci belli aequatum. Aeris gravis tulit in aerarium trecenta octoginta milia; reliquo aere aedem Fortis Fortunae de manubiis faciendam locavit prope aedem eius deae ab rege Ser. Tullio dedicatam; et militibus ex praeda centenos binos asses et alterum tantum centurionibus atque equitibus, malignitate collegae gratius accipientibus munus, divisit. Favor consulis tutatus ad populum est L. Postumium legatum eius, qui dicta die a M. Scantio tribuno plebis fugerat in legatione, ut fama ferebat, populi iudicium; iactarique magis quam peragi accusatio eius poterat.

Traduzione all'italiano


La neve aveva ormai coperto tutto il paese, e fuori dalle abitazioni non era possibile resistere al freddo. Per questo il console ritirò le truppe dal Sannio. Al suo rientro a Roma il consenso unanime del popolo gli fece tributare il trionfo. Lo celebrò mentre era ancora in carica, in maniera fastosa per le abitudini dei tempi. I cavalieri e i fanti procedevano e cavalcavano con indosso le decorazioni ottenute: si vedevano anche molte corone civiche, vallari e murali. Oggetto di grande ammirazione erano le spoglie sannite, paragonate per splendore e bellezza a quelle riportate dal padre, che avevano un aspetto familiare perché ornavano molti luoghi pubblici. Nel corteo dei prigionieri vi erano membri dell'aristocrazia sannita, famosi per le imprese compiute da loro o dai loro padri. Sfilarono 2.530.000 assi di rame da una libbra - si diceva fosse la somma ricavata dalla vendita dei prigionieri di guerra -, e 1830 libbre d'argento razziate nelle città. Tutto il rame e l'argento vennero versati nell'erario, senza che ai soldati venisse concesso alcunché del bottino. Questa decisione accrebbe il malcontento della plebe, perché in aggiunta venne imposto un tributo per pagare gli stipendi ai soldati, là dove, rinunciando al nobile gesto di versare nell'erario il denaro ricavato dal bottino di guerra, sarebbe stato possibile concedere ai soldati parte della preda e utilizzarne parte per pagare la diaria ai militari. Il console inaugurò il tempio di Quirino - anche se in nessun autore ho trovato che egli lo avesse promesso in voto durante la guerra, né per Ercole avrebbe mai potuto portarne a termine la costruzione in un tempo così esiguo - promesso in voto dal padre dittatore, ornandolo con le spoglie nemiche, che erano tanto ricche da permettere non solo di decorare il tempio e il Foro, ma di essere anche distribuite agli alleati e alle colonie circostanti perché le utilizzassero per abbellire templi e luoghi pubblici. Dopo il trionfo Papirio portò l'esercito a trascorrere l'inverno nella zona di Vescia, infestata dai Sanniti. Nel frattempo in Etruria il console Carvilio si preparò a espugnare Troilo, e dopo aver concesso a 400 tra i cittadini più ricchi di uscirne dietro pagamento di una grossa somma di denaro, ebbe la meglio con la forza del resto della popolazione e della città stessa. Espugnò poi cinque villaggi fortificati che si trovavano in posizioni ben protette, e vi uccise 2.400 nemici, facendo meno di 2.000 prigionieri. Ai Falisci che si presentarono a chiedere la pace egli concesse un anno di tregua, a condizione che pagassero 100.000 assi pesanti e le diarie militari di quell'anno. Portate a termine queste operazioni, partì per celebrare il trionfo, che fu meno fastoso di quello del collega sul versante sannita, ma lo eguagliò con le vittorie conquistate in Etruria. Versò nell'erario 380.000 assi pesanti, e col resto del ricavato dalla vendita del bottino diede in appalto la costruzione del tempio della Forte Fortuna, situato accanto al santuario di quella stessa dea consacrato dal re Servio Tullio. Ai suoi uomini assegnò 102 assi a testa presi dal bottino, mentre per i centurioni e i cavalieri la somma fu doppia, e la donazione risultò ancora più gradita perché messa a confronto con la grettezza del collega. Il favore del console servì a garantire la protezione del popolo al suo luogotenente Lucio Postumio che, citato in giudizio dal tribuno Marco Scanzio, riuscì a sottrarsi al giudizio del popolo - come dicevano le voci - grazie alla sua carica di luogotenente; e così l'accusa nei suoi confronti venne soltanto presentata, senza però aver séguito.