Traduzione di Paragrafo 42, Libro 10 di Livio

Versione originale in latino


Haec primo ignorare consul et intentus recipiendo exercitui esse; iam enim praeceps in occasum sol erat et appetens nox periculosa et suspecta omnia etiam victoribus faciebat. Progressus longius ab dextra capta castra videt, ab laeva clamorem in urbe mixtum pugnantium ac paventium fremitu esse; et tum forte certamen ad portam erat. Advectus deinde equo propius, ut suos in muris videt nec iam integri quicquam esse, quoniam temeritate paucorum magnae rei parta occasio esset, acciri quas receperat copias signaque in urbem inferri iussit. Ingressi proxima ex parte quia nox appropinquabat quievere; nocte oppidum ab hostibus desertum est. Caesa illo die ad Aquiloniam Samnitium milia viginti trecenti quadraginta, capta tria milia octingenti et septuaginta, signa militaria nonaginta septem. Ceterum illud memoriae traditur non ferme alium ducem laetiorem in acie visum seu suopte ingenio seu fiducia bene gerundae rei. Ab eodem robore animi neque controverso auspicio revocari a proelio potuit et in ipso discrimine quo templa deis immortalibus voveri mos erat voverat Iovi Victori, si legiones hostium fudisset, pocillum mulsi priusquam temetum biberet sese facturum. Id votum dis cordi fuit et auspicia in bonum verterunt.

Traduzione all'italiano


Il console in un primo tempo non era al corrente di questi avvenimenti ed era impegnato a chiamare a raccolta gli uomini, perché il sole stava ormai per tramontare e l'imminente oscurità rendeva tutto insidioso e pieno di pericoli, anche per il vincitore. Spintosi un po' più avanti, vide sulla sua destra che l'accampamemnto nemico era stato occupato, mentre dalla sinistra sentì arrivare dalla città un boato misto di urla di battaglia e grida di terrore. Proprio in quel momento infuriava la battaglia presso la porta. Avvicinatosi in sella al cavallo, non appena vide i suoi uomini sulle mura e si rese conto di non avere più la situazione sotto controllo, perché l'imprudenza di pochi gli offriva il destro per portare a termine una grande impresa, diede ordine di richiamare le truppe già raccolte, e ingiunse loro di avanzare verso la città. Entrati dalla parte più vicina, vi si fermarono perché stava calando la notte. Nel corso della notte i nemici si ritirarono. In quella giornata furono uccisi, nella zona di Aquilonia, 20.340 Sanniti, 3.870 furono fatti prigionieri e vennero catturate novantasette insegne militari. Stando a quanto è stato tramandato, pare che non si fosse mai visto un comandante tanto allegro nel corso di una battaglia, sia per la sua naturale disposizione di carattere, sia per la fiducia che aveva nel successo dell'impresa. In virtù di questa determinazione, non riuscì a trattenerlo dall'attaccare battaglia nemmeno l'auspicio controverso, e proprio nel pieno dello scontro, quando di solito si promettono in voto i templi agli dèi, egli promise a Giove Vincitore che in caso di vittoria sull'esercito nemico gli avrebbe offerto un bicchierino di vino al miele, dopo un'abbondante libagione personale di vino puro. La promessa andò a genio agli dèi, che rivolsero in bene gli auspici.