Traduzione di Paragrafo 38, Libro 10 di Livio

Versione originale in latino


Sequitur hunc annum et consul insignis, L. Papirius Cursor, qua paterna gloria, qua sua, et bellum ingens victoriaque quantam de Samnitibus nemo ad eam diem praeter L. Papirium patrem consulis pepererat. Et forte eodem conatu apparatuque omni opulentia insignium armorum bellum adornaverant; et deorum etiam adhibuerunt opes ritu quodam sacramenti vetusto velut initiatis militibus, dilectu per omne Samnium habito nova lege, ut qui iuniorum non convenisset ad imperatorum edictum quique iniussu abisset caput Iovi sacraretur. Tum exercitus omnis Aquiloniam est indictus. Ad sexaginta milia militum quod roboris in Samnio erat convenerunt. Ibi mediis fere castris locus est consaeptus cratibus pluteisque et linteis contectus, patens ducentos maxime pedes in omnes pariter partes. Ibi ex libro vetere linteo lecto sacrificatum sacerdote Ovio Paccio quodam, homine magno natu, qui se id sacrum petere adfirmabat ex vetusta Samnitium religione, qua quondam usi maiores eorum fuissent cum adimendae Etruscis Capuae clandestinum cepissent consilium. Sacrificio perfecto per viatorem imperator acciri iubebat nobilissimum quemque genere factisque; singuli introducebantur. Erat cum alius apparatus sacri qui perfundere religione animum posset, tum in loco circa omni contecto arae in medio victimaeque circa caesae et circumstantes centuriones strictis gladiis. Admovebatur altaribus magis ut victima quam ut sacri particeps adigebaturque iure iurando quae visa auditaque in eo loco essent non enuntiaturum. Iurare cogebant diro quodam carmine, in exsecrationem capitis familiaeque et stirpis composito, nisi isset in proelium quo imperatores duxissent et si aut ipse ex acie fugisset aut si quem fugientem vidisset non extemplo occidisset. Id primo quidam abnuentes iuraturos se obtruncati circa altaria sunt; iacentes deinde inter stragem victimarum documento ceteris fuere ne abnuerent. Primoribus Samnitium ea detestatione obstrictis, decem nominatis ab imperatore, eis dictum, ut vir virum legerent donec sedecim milium numerum confecissent. Ea legio linteata ab integumento consaepti, <in> quo sacrata nobilitas erat, appellata est; his arma insignia data et cristatae galeae, ut inter ceteros eminerent. Paulo plus viginti milium alius exercitus fuit nec corporum specie nec gloria belli nec apparatu linteatae legioni dispar. Hic hominum numerus, quod roboris erat, <ad> Aquiloniam consedit.

Traduzione all'italiano


L'anno che seguì ebbe un console, Lucio Papirio Cursore, famoso sia per la gloria conquistata dal padre sia per quella personale, nonché una grossa guerra e una vittoria sui Sanniti quale nessuno fino a quei giorni - salvo Lucio Papirio, padre appunto del console - aveva mai riportato. E il caso volle che i nemici preparassero la guerra con lo stesso sforzo e lo stesso spiegamento di mezzi, arricchendo le truppe di armi più sfarzose e ricche che mai. E avevano cercato anche il sostegno degli dèi, iniziando, per così dire, i soldati con un antico rito sacramentale: in tutto il Sannio venne bandita la leva militare con una legge inusitata, in virtù della quale qualunque giovane in età non si fosse presentato alla chiamata dei comandanti o avesse lasciato il paese senza autorizzazione sarebbe stato maledetto e consacrato a Giove. La convocazione per tutti gli effettivi venne fissata ad Aquilonia, dove convennero circa 40.000 soldati, che rappresentavano il meglio di tutte le forze sannite. Lì, al centro dell'accampamento, venne tracciato un recinto delimitato da picchetti e assicelle e ricoperto con una tela di lino, che misurava circa duecento piedi tanto in lunghezza quanto in larghezza. All'interno del recinto celebrò i sacrifici attenendosi alle indicazioni di un antico libro rilegato in lino il sacerdote Ovio Paccio, un uomo molto avanti con gli anni, che sosteneva di aver desunto quel rito da un'antica usanza sannita, praticata un tempo dagli antenati quando avevano concepito il progetto di strappare Capua agli Etruschi. Concluso il sacrificio, il comandante in capo ordinò a un banditore di convocare gli uomini più in vista per ascendenti e valore, facendoli venire uno per volta. L'intero apparato della cerimonia era allestito in modo da suscitare negli animi timore religioso: contribuivano a questo effetto soprattutto gli altari al centro del recinto integralmente coperto, le vittime sgozzate intorno agli altari e i centurioni in cerchio con le spade in pugno. I convocati venivano fatti avvicinare agli altari, più come vittima che come effettivo partecipante al sacrificio, e dovevano giurare di non rivelare quanto avevano visto o sentito in quel punto. Mediante una formula intimidatoria venivano costretti a giurare che sarebbero state maledette le loro persone, la famiglia e la stirpe, qualora non fossero scesi in campo là dove i comandanti li guidavano, o avessero abbandonato il campo di battaglia, o ancora vedendo qualcuno darsi alla fuga non lo avessero ucciso su due piedi. All'inizio alcuni che non accettavano di prestare questo giuramento vennero passati per le armi davanti agli altari, e i loro cadaveri distesi tra le vittime servirono poi da monito agli altri affinché non si tirassero indietro. Quando poi i nobili sanniti si furono vincolati con questo giuramento, il comandante fece i nomi di dieci di loro e ordinò che ciascuno di essi scegliesse un altro uomo, e questi un altro ancora fino a raggiungere la cifra di 16.000. Quella legione, dalla copertura del recinto all'interno del quale la nobiltà aveva consacrato se stessa, venne chiamata linteata. A quanti ne facevano parte vennero consegnate armi sfavillanti ed elmi crestati, in modo da distinguerli in mezzo a tutti gli altri. Il resto dell'esercito ammontava a poco più di 20.000 uomini che, quanto a forza fisica, valore militare e armamento, non erano inferiori alla legione linteata. Tutti questi effettivi, il meglio delle forze del Sannio, si accamparono nei pressi di Aquilonia.