Traduzione di Paragrafo 3, Libro 10 di Livio

Versione originale in latino


Eodem anno Romae cum Vestinis petentibus amicitiam ictum est foedus. Multiplex deinde exortus terror. Etruriam rebellare ab Arretinorum seditionibus motu orto nuntiabatur, ubi Cilnium genus praepotens divitiarum invidia pelli armis coeptum; simul Marsos agrum vi tueri, in quem colonia est Carseoli deducta [erat] quattuor milibus hominum scriptis. Itaque propter eos tumultus dictus M. Valerius Maximus dictator magistrum equitum sibi legit M. Aemilium Paulum. - id magis credo quam Q. Fabium ea aetate atque eis honoribus Valerio subiectum; ceterum ex Maximi cognomine ortum errorem haud abnuerim. - profectus dictator cum exercitu proelio uno Marsos fundit. Compulsis deinde in urbes munitas, Milioniam, Plestinam, Fresiliam intra dies paucos cepit et parte agri multatis Marsis foedus restituit. Tum in Etruscos versum bellum; et, cum dictator auspiciorum repetendorum causa profectus Romam esset, magister equitum pabulatum egressus ex insidiis circumvenitur signisque aliquot amissis foeda militum caede ac fuga in castra est compulsus. - qui terror non eo tantum a Fabio abhorret quod, si qua alia arte cognomen suum aequavit, tum maxime bellicis laudibus, sed etiam quod memor Papirianae saevitiae nunquam ut dictatoris iniussu dimicaret adduci potuisset.

Traduzione all'italiano


Nello stesso anno a Roma venne stipulato un trattato con gli abitanti di Vesta giunti con una richiesta di amicizia. Ci furono poi numerose ragioni di allarme. Arrivò la notizia che l'Etruria si stava ribellando a séguito di un'insurrezione scoppiata ad Arezzo, dove l'influente famiglia dei Cilni, odiata dagli Aretini per le ricchezze che possedeva, stava per essere scacciata con la forza dalla città. Nel contempo fu annunciato che i Marsi stavano difendendo con vigore la terra sulla quale era stata fondata la colonia di Carseoli, costituita da 4.000 uomini. Per far fronte a questi disordini, venne nominato dittatore Marco Valerio Massimo, che scelse come maestro di cavalleria Marco Emilio Paolo. Personalmente preferisco questa versione dei fatti a quella secondo la quale Quinto Fabio, non ostante l'età e le molte cariche ricoperte, sarebbe stato subordinato a Valerio. D'altra parte sarei portato a credere che l'errore sia dovuto alla confusione creata dal soprannome Massimo. Uscito da Roma alla guida dell'esercito, il dittatore sbaragliò i Marsi con un'unica battaglia. Dopo averli costretti a barricarsi all'interno delle loro città fortificate, nel giro di pochi giorni conquistò Milionia, Plestina e Fresilia. Condannò poi i Marsi alla perdita di parte del territorio, rinnovando però il trattato di alleanza con loro. Teatro delle operazioni fu in séguito l'Etruria. Mentre il dittatore si era recato a Roma per il rinnovo degli auspici, il maestro di cavalleria cadde in un'imboscata mentre usciva allo scoperto per cercare rifornimenti: perse alcune insegne, venne risospinto nell'accampamento, dopo un orribile massacro e la fuga vergognosa dei suoi uomini. Questa reazione terrorizzata non può essere attribuita a Fabio, e non solo perché se qualche altra dote più di altre gli valse il soprannome di Massimo questa fu certo la perizia strategica in guerra, ma anche perché non si sarebbe mai lasciato trascinare allo scontro senza un preciso ordine del dittatore, memore com'era della severità di Papirio.