Traduzione di Paragrafo 22, Libro 10 di Livio

Versione originale in latino


Nemini dubium erat quin Fabius quintum omnium consensu destinaretur; eumque et praerogativae et primo vocatae omnes centuriae consulem cum L. Volumnio dicebant. Fabi oratio fuit, qualis biennio ante; deinde, ut vincebatur consensu, versa postremo ad collegam P. Decium poscendum: id senectuti suae adminiculum fore. Censura duobusque consulatibus simul gestis expertum se nihil concordi collegio firmius ad rem publicam tuendam esse. Novo imperii socio vix iam adsuescere senilem animum posse; cum moribus notis facilius se communicaturum consilia. Subscripsit orationi eius consul cum meritis P. Deci laudibus, tum quae ex concordia consultum bona quaeque ex discordia mala in administratione rerum militarium evenirent memorando, quam prope ultimum discrimen suis et collegae certaminibus nuper ventum foret admonendo: Decium Fabiumque qui uno animo, una mente viverent esse praeterea viros natos militiae, factis magnos, ad verborum linguaeque certamina rudes. Ea ingenia consularia esse: callidos sollertesque, iuris atque eloquentiae consultos, qualis Ap. Claudius esset, urbi ac foro praesides habendos praetoresque ad reddenda iura creandos esse. His agendis dies est consumptus. Postridie ad praescriptum consulis et consularia et praetoria comitia habita. Consules creati Q. Fabius et P. Decius, Ap. Claudius praetor, omnes absentes; et L. Volumnio ex senatus consulto et scito plebis prorogatum in annum imperium est.

Traduzione all'italiano


Nessuno dubitava che Fabio sarebbe stato eletto all'unanimità per la quinta volta: e infatti le centurie prerogative e quelle chiamate al voto per prime lo avevano nominato console insieme a Lucio Volumnio. E Fabio pronunciò un discorso simile a quello di due anni prima. Poi, visto che nulla poteva contro il volere unanime del popolo, chiese infine che gli fosse assegnato come collega Publio Decio: sarebbe stato un sostegno per la sua vecchiaia. Nella censura e in due consolati condotti insieme aveva avuto modo di sperimentare come nulla fosse più utile agli interessi dello Stato che l'armonia tra i colleghi. Il suo temperamento di vecchio avrebbe fatto fatica ad abituarsi a un nuovo compagno di comando. Con una persona già nota sarebbe stato invece più facile concordare le strategie di guerra. Il console si dichiarò d'accordo con le parole di Fabio, elogiando Publio Decio per i suoi effettivi meriti, insistendo sui vantaggi che derivano dall'armonia tra i consoli nella gestione delle campagne militari e sui danni che nascono dal loro disaccordo, e ancora ricordando come poco tempo prima si fosse giunti a un passo dal disastro proprio per la divergenza di vedute tra lui e il collega. Decio e Fabio avevano invece un solo cuore e una sola mente, e poi erano uomini nati per la vita militare, grandi nell'azione e poco portati agli scontri a base di lingua e parole. Queste sì erano personalità tagliate per la carica di console: i furbi e gli scaltri, gli esperti di diritto e di eloquenza, come Appio Claudio, bisognava tenerli per il governo della città e per la vita pubblica, per l'elezione dei pretori deputati all'amministrazione della giustizia. L'intera giornata trascorse in questi discorsi. Il giorno successivo le elezioni di consoli e pretori si tennero secondo le disposizioni del console: pur essendo tutti assenti, vennero eletti consoli Quinto Fabio e Publio Decio, pretore Appio Claudio. In base a un decreto del senato e a una deliberazione della plebe, a Lucio Volumnio venne prorogato il comando delle truppe per un anno.