Traduzione di Paragrafo 18, Libro 10 di Livio

Versione originale in latino


Dum ea in Samnio cuiuscumque ductu auspicioque geruntur, Romanis in Etruria interim bellum ingens multis ex gentibus concitur, cuius auctor Gellius Egnatius ex Samnitibus erat. Tusci fere omnes consciverant bellum; traxerat contagio proximos Umbriae populos et Gallica auxilia mercede sollicitabantur; omnis ea multitudo ad castra Samnitium conveniebat. Qui tumultus repens postquam est Romam perlatus, cum iam L. Volumnius consul cum legione secunda ac tertia sociorumque milibus quindecim profectus in Samnium esset, Ap. Claudium primo quoque tempore in Etruriam ire placuit. Duae Romanae legiones secutae, prima et quarta, et sociorum duodecim milia; castra haud procul ab hoste posita. Ceterum magis eo profectum est quod mature ventum erat ut quosdam spectantes iam arma Etruriae populos metus Romani nominis comprimeret, quam quod ductu consulis quicquam ibi satis scite aut fortunate gestum sit: multa proelia locis et temporibus iniquis commissa spesque in dies graviorem hostem faciebat, et iam prope erat ut nec duci milites nec militibus dux satis fideret. Litteras ad collegam accersendum ex Samnio missas in trinis annalibus invenio; piget tamen in certo ponere, cum ea ipsa inter consules populi Romani, iam iterum eodem honore fungentes, disceptatio fuerit, Appio abnuente missas, Volumnio adfirmante Appi se litteris accitum. Iam Volumnius in Samnio tria castella ceperat, in quibus ad tria milia hostium caesa erant, dimidium fere eius captum, et Lucanorum seditiones a plebeiis et egentibus ducibus ortas summa optimatium voluntate per Q. Fabium, pro consule missum eo cum vetere exercitu, compresserat. Decio populandos hostium agros relinquit, ipse cum suis copiis in Etruriam ad collegam pergit. Quem advenientem laeti omnes accepere: Appium ex conscientia sua credo animum habuisse - haud immerito iratum si nihil scripserat, inliberali et ingrato animo, si eguerat ope, dissimulantem. Vix enim salute mutua reddita, cum obviam egressus esset, "satin salve" inquit, "L. Volumni? Ut sese in Samnio res habent? Quae te causa ut provincia tua excederes induxit?" Volumnius in Samnio res prosperas esse ait, litteris eius accitum venisse; quae si falsae fuerint nec usus sui sit in Etruriam, extemplo conversis signis abiturum. "tu vero abeas" inquit, "neque te quisquam moratur; etenim minime consentaneum est, cum bello tuo forsitan vix sufficias, huc te ad opem ferendam aliis gloriari venisse." Bene, hercules, verteret, dicere Volumnius; malle frustra operam insumptam quam quicquam incidisse cur non satis esset Etruriae unus consularis exercitus.

Traduzione all'italiano


Mentre nel Sannio venivano compiute queste imprese (non importa sotto il comando e gli auspici di chi), in Etruria molti popoli stavano preparando una grossa guerra contro i Romani; la mente dell'operazione era il sannita Gellio Egnazio. Quasi tutti gli Etruschi avevano deciso di prendere parte a quel conflitto, che aveva contagiato le popolazioni della vicina Umbria, e anche truppe ausiliarie formate da Galli attirati dai soldi. Tutta questa gente si stava radunando presso l'accampamento dei Sanniti. Quando la notizia dell'improvvisa sollevazione arrivò a Roma - dato che il console Lucio Volumnio era già partito alla volta del Sannio con la seconda e la terza legione e con 15.000 alleati -, si decise che Appio Claudio partisse quanto prima per l'Etruria. Lo seguivano due legioni, la prima e la quarta, e 12.000 alleati. L'accampamento venne posto non lontano dal nemico. L'arrivo del console servì più perché giunse opportunamente a trattenere con la sola paura del nome di Roma alcune popolazioni dell'Etruria che avevano già intenzione di entrare in guerra, che perché sotto il suo comando fosse stata realizzata qualche abile o riuscita operazione. Molti scontri si svolsero in punti e momenti sfavorevoli, e i nemici, fiduciosi com'erano nelle proprie forze, diventavano giorno dopo giorno sempre più temibili. Ormai si era già quasi arrivati al punto che i soldati romani non avevano fiducia nel comandante, né il comandante nei soldati. In tre diversi annalisti ho trovato che Appio avrebbe inviato al collega un messaggio col quale lo richiamava dal Sannio. Tuttavia non mi sento di accettare come vera la notizia, perché i due consoli romani - che ricoprivano quella stessa carica già per la seconda volta - si trovarono in disaccordo sullo svolgimento dei fatti: Appio negava di aver mandato il messaggio, mentre Volumnio sosteneva di esser stato convocato da una lettera di Appio. Volumnio aveva già espugnato nel Sannio tre piazzeforti, uccidendovi circa 3.000 nemici e facendone prigionieri 1.500. In Lucania c'era poi stata un'insurrezione organizzata da plebei e indigenti: a sedarla, con grande soddisfazione degli ottimati, era stato Quinto Fabio, spedito in quella zona come proconsole, con il vecchio esercito. Volumnio lasciò al collega l'incarico di mettere a ferro e fuoco il territorio nemico, e partì coi suoi uomini per l'Etruria, per raggiungervi il collega. Il suo arrivo venne salutato con entusiasmo da tutti. Ma Appio che, immagino, in base alla sua coscienza avrebbe dovuto o sentirsi a buon diritto in collera (nel caso non avesse scritto nulla), oppure dimostrarsi ingiusto e ingrato (qualora stesse cercando di nascondere la cosa pur avendo chiesto soccorso), gli andò incontro senza ricambiare il saluto e disse: "Come va, Lucio Volumnio? E la situazione nel Sannio? Cosa ti ha spinto ad abbandonare il fronte di guerra che ti è stato assegnato?". Volumnio replicò che le cose nel Sannio procedevano bene, e aggiunse di essersi presentato perché convocato da un suo messaggio. Se però si trattava di un falso allarme, e non c'era bisogno di lui in Etruria, allora sarebbe immediatamente ripartito. "Vai pure, allora", replicò Appio, "nessuno ti trattiene: non ha senso che tu, che sei a malapena in grado di fronteggiare la tua campagna, ti debba vantare di esser venuto a portare aiuto agli altri". Augurandosi che Ercole potesse fare andare tutto per il meglio, Volumnio disse che preferiva aver perduto tempo invano, piuttosto che fosse successo qualcosa per cui in Etruria un solo esercito consolare non fosse sufficiente.