Traduzione di Paragrafo 52, Libro 1 di Livio

Versione originale in latino


Revocatis deinde ad concilium Latinis Tarquinius conlaudatisque qui Turnum novantem res pro manifesto parricidio merita poena adfecissent) ita verba fecit: posse quidem se vetusto iure agere, quod, cum omnes Latini ab Alba oriundi sint, [in] eo foedere teneantur, quo sub Tullo res omnis Albana cum colonis suis in Romanum cesserit imperium; ceterum se utilitatis id magis omnium causa censere ut renovetur id foedus, secundaque potius fortuna populi Romani ut participes Latini fruantur quam urbium excidia vastationesque agrorum, quas Anco prius, patre deinde suo regnante perpessi sint, semper aut exspectent aut patiantur. Haud difficulter persuasum Latinis, quamquam in ea foedere superior Romana res erat; ceterum et capita nominis Latini stare ac sentire cum rege videbant, et [Turnus] sui cuique periculi, si adversatus esset, recens erat documentum. Ita renovatum foedus, indictumque iunioribus Latinorum ut ex foedere die certa ad lucum Ferentinae armati frequentes adessent. Qui ubi ad edictum Romani regis ex omnibus populis convenere, ne ducem suum neve secretum imperium propriave signa haberent, miscuit manipulos ex Latinis Romanisque ut ex binis singulos faceret binosque ex singulis; ita geminatis manipulis centuriones imposuit.

Traduzione all'italiano


Tarquinio quindi riconvocò i Latini in assemblea e si complimentò con loro per la fermezza con cui avevano inflitto a Turno, autore di un progettato colpo di stato, la giusta pena per il suo evidente reato. Poi affermò di potersi basare su un diritto molto antico per sostenere che tutti i Latini, essendo originari di Alba, rientravano nelle clausole di quel trattato dei tempi di Tullo col quale l'intera nazione albana e le sue colonie erano state annesse a Roma. Rinnovare quel trattato sarebbe stato un grosso vantaggio: più che altro - questo il suo pensiero - i Latini avrebbero partecipato dei successi del popolo romano, senza dover sempre rischiare o subire distruzioni e devastazioni di campagne com'era successo durante il regno di Anco e durante quello di suo padre Tarquinio Prisco. Non fu difficile persuadere i Latini anche se il trattato favoriva nettamente Roma. Inoltre, non solo i capi latini erano dalla parte del re e ne condividevano i punti di vista, ma proprio poco prima Turno aveva fornito loro una dimostrazione di cosa poteva toccare a chiunque avesse avuto in mente di opporsi. Il trattato venne così rinnovato e una delle clausole prevedeva che i giovani latini si presentassero il tal giorno armati di tutto punto nel bosco di Ferentina. Seguendo le disposizioni del re di Roma, essi si concentrarono dai diversi paesi di provenienza. Tarquinio, allora, per evitare che ogni gruppo avesse un proprio capo, un comando separato e insegne diverse dagli altri, creò manipoli misti di Latini e Romani con questo criterio: ne organizzò uno sommandone due e due dividendone uno. A capo dei manipoli così sdoppiati nominò dei centurioni.