Traduzione di Paragrafo 38, Libro 1 di Livio

Versione originale in latino


Collatia et quidquid citra Collatiam agri erat Sabinis ademptum; Egerius - fratris hic filius erat regis - Collatiae in praesidio relictus. Deditosque Collatinos ita accipio eamque deditionis formulam esse: rex interrogavit: "Estisne vos legati oratoresque missi a populo Collatino ut vos populumque Collatinum dederetis?" - "Sumus." - "Estne populus Collatinus in sua potestate?" - "Est." - "Deditisne vos populumque Collatinum, urbem, agros, aquam, terminos, delubra, utensilia, divina humanaque omnia, in meam populique Romani dicionem?" - "Dedimus." - "At ego recipio."
Bello Sabino perfecto Tarquinius triumphans Romam redit. Inde Priscis Latinis bellum fecit; ubi nusquam ad universae rei dimicationem ventum est, ad singula oppida circumferendo arma omne nomen Latinum domuit. Corniculum, Ficulea vetus, Cameria, Crustumerium, Ameriola, Medullia, Nomentum, haec de Priscis Latinis aut qui ad Latinos defecerant, capta oppida. Pax deinde est facta. Maiore inde animo pacis opera incohata quam quanta mole gesserat bella, ut non quietior populus domi esset quam militiae, fuisset. Nam et muro lapideo, cuius exordium operis Sabino bello turbatum erat, urbem qua nondum munierat cingere parat, et infima urbis loca circa forum aliasque interiectas collibus convalles, quia ex planis locis haud facile evehebant aquas, cloacis fastigio in Tiberim ductis siccat, et aream ad aedem in Capitolio Iovis quam voverat bello Sabino, iam praesagiente animo futuram olim amplitudinem loci, occupat fundamentis.

Traduzione all'italiano


Ai Sabini furono tolti Collazia e il territorio oltre Collazia. A governarla con una guarnigione rimase Egerio, nipote di Tarquinio. A quanto ne so, ecco in che termini e come avvenne la resa dei Collatini. Il re chiese: "Siete voi i legati e i portavoce mandati dai Collatini con l'incarico di consegnare voi stessi e il popolo collatino?" "Sì." "Il popolo collatino è padrone di se stesso?" "Sì." "Consegnate dunque voi stessi e il popolo collatino, la città, le campagne, l'acqua, i confini, i templi, la mobilia, e tutti gli oggetti sacri e profani all'autorità mia e del popolo romano?" "Sì." "E io accetto."
Conclusa così la guerra coi Sabini, Tarquinio rientra a Roma in trionfo. In séguito combatté coi Latini Prischi. Ma durante questa guerra non si arrivò mai a uno scontro veramente decisivo: accerchiando, invece, di volta in volta le singole città, sottomise tutti i Latini. Furono conquistate: Cornicolo, Ficulea Vecchia, Cameria, Crustumeria, Ameriola, Medullia, Nomento, tutte città dei Latini Prischi o passate dalla loro parte durante la guerra. Poi fu conclusa la pace. In séguito il re si dedicò a massicce opere di pace con maggiore impegno di quanto ne avesse profuso nell'organizzare le guerre. Lo scopo era quello di evitare che la sua gente fosse meno impegnata adesso che ai tempi delle campagne militari. Così si ricomincia la fortificazione in pietra - abortita sul nascere per lo scoppio della guerra coi Sabini - di quella parte di Roma che ne era ancora priva. Poi, con un sistema di condotti in discesa verso il Tevere, fa bonificare le parti basse della città, le zone intorno al foro e le valli tra i colli, perché non era possibile far defluire le acque per la natura eccessivamente pianeggiante del terreno. Infine, già anticipando l'importanza che un giorno il luogo avrebbe assunto, fa gettare sul Campidoglio le ampie fondamenta di un tempio che, durante la guerra coi Sabini, aveva promesso di innalzare in onore di Giove.