Traduzione di Paragrafo 36, Libro 1 di Livio

Versione originale in latino


Muro quoque lapideo circumdare urbem parabat cum Sabinum bellum coeptis intervenit. Adeoque ea subita res fuit ut prius Anienem transirent hostes quam obviam ire ac prohibere exercitus Romanus posset. Itaque trepidatum Romae est; et primo dubia victoria, magna utrimque caede pugnatum est. Reductis deinde in castra hostium copiis datoque spatio Romanis ad comparandum de integro bellum, Tarquinius equitem maxime suis deesse viribus ratus ad Ramnes, Titienses, Luceres, quas centurias Romulus scripserat, addere alias constituit suoque insignes relinquere nomine. Id quia inaugurato Romulus fecerat, negare Attus Navius, inclitus ea tempestate augur, neque mutari neque novum constitui nisi aves addixissent posse. Ex eo ira regi mota; eludensque artem ut ferunt, "Age dum" inquit, "divine tu, inaugura fierine possit quod nunc ego mente concipio." Cum ille augurio rem expertus profecto futuram dixisset, "Atqui hoc animo agitavi" inquit, "te novacula cotem discissurum. Cape haec et perage quod aves tuae fieri posse portendunt." Tum illum haud cunctanter discidisse cotem ferunt. Statua Atti capite velato, quo in loco res acta est in comitio in gradibus ipsis ad laevam curiae fuit, cotem quoque eodem loco sitam fuisse memorant ut esset ad posteros miraculi eius monumentum. Auguriis certe sacerdotioque augurum tantus honos accessit ut nihil belli domique postea nisi auspicato gereretur, concilia populi, exercitus vocati, summa rerum, ubi aves non admisissent, dirimerentur. Neque tum Tarquinius de equitum centuriis quicquam mutavit; numero alterum tantum adiecit, ut mille et octingenti equites in tribus centuriis essent. Posteriores modo sub iisdem nominibus qui additi erant appellati sunt; quas nunc quia geminatae sunt sex vocant centurias.

Traduzione all'italiano


Stava anche preparandosi a dotare Roma di una cerchia muraria in pietra, quando una guerra coi Sabini si sovrappose ai suoi progetti. La cosa fu così improvvisa che i nemici attraversarono l'Aniene prima che l'esercito romano potesse mettersi in marcia e andargli a chiudere il passaggio. A Roma fu subito il panico. Sulle prime l'esito dello scontro fu incerto ed entrambe le parti ebbero parecchie perdite. Poi il nemico rientrò nell'accampamento, dando così ai Romani la possibilità di riorganizzarsi da capo per la guerra. Tarquinio pensava che le sue truppe avessero particolari carenze nei reparti di cavalleria e per questo, alle centurie dei Ramnensi, dei Tiziensi e dei Luceri che erano state arruolate da Romolo, egli stabilì di aggiungerne altre cui sarebbe rimasto legato il suo nome. Romolo però aveva agito soltanto dopo un'opportuna consultazione augurale e Atto Navio, famoso augure di quegli anni, disse che non si potevano apportare modifiche o introdurre innovazioni nella struttura dell'esercito senza l'approvazione degli uccelli. Il re reagì stizzito e, per ridicolizzarne la presunta scienza, disse: "Avanti, visto che sei un veggente, chiedi un po' ai tuoi uccelli se si può mettere in pratica quello a cui sto pensando in questo momento!" E quando Atto, dopo aver consultato il volo degli uccelli, disse che la cosa si sarebbe avverata di sicuro, il re ribatté: "Ben fatto! Il problema è che io stavo pensando che tu riuscissi a tagliare in due una pietra con un rasoio. Prendi i due oggetti e vedi di fare quello che secondo i tuoi uccelli è possibile." Pare che a quel punto l'augure, senza un attimo di esitazione, tagliò in due la pietra. C'era una statua di Atto in piedi a capo velato nel luogo del miracolo, in pieno comizio e proprio sulle scale che portano alla parte sinistra della curia. Dicono che anche la pietra fu collocata nello stesso punto per ricordare il prodigio ai posteri. Sta di fatto che gli auguri e la loro professione acquistarono in séguito un tale prestigio, che tanto in pace quanto in guerra non si prese più nessuna iniziativa senza prima aver tratto gli auspici: assemblee popolari, chiamate alle armi, pratiche di estrema importanza, tutto veniva rimandato se non si aveva l'approvazione degli uccelli. Così nemmeno Tarquinio apportò delle modifiche alla procedura nel caso presente delle centurie di cavalleria: raddoppiò il loro numero di effettivi in maniera tale da avere milleottocento cavalieri distribuiti in tre centurie. Mantennero lo stesso nome delle centurie dove erano stati arruolati, salvo assumere la denominazione di Posteriori. Oggi, visto che ne sono state aggiunte altre tre, si chiamano le sei centurie.