Viximus, floruimus - Versioni Varie

Versione originale in latino


Tu quod me hortaris, ut animo sim magno et spem habeam recuperandae salutis, id velim sit eius modi, ut recte sperare possimus. Nunc miser quando tuas iam litteras accipiam? Quis ad me perferet? Quas ego exspectassem Brundisii, si esset licitum per nautas, qui tempestatem praetermittere noluerunt. Quod reliquum est, sustenta te, mea Terentia, ut potes honestissime. Viximus, floruimus: non vitium nostrum, sed virtus nostra nos afflixit; peccatum est nullum, nisi quod non una animam cum ornamentis amisimus; sed, si hoc fuit liberis nostris gratius, nos vivere, cetera, quamquam ferenda non sunt, feramus. Atqui ego, qui te confirmo, ipse me non possum.

Traduzione all'italiano


Tu che mi esorti ad essere di grande animo e ad avere la speranza di riacquistare la salvezza, vorrei che le cose fossero tali affinché potessimo avere delle buone speranze. Ora io, infelice, quando riceverò ancora una tua lettera? Chi me la consegnerà? Io la aspetterei a Brindisi, se fosse possibile per i marinai, che non vollero lasciarsi sfuggire l’occasione. Per il resto, sostieniti, mia Terenzia, come puoi con molto decoro. Abbiamo vissuto, abbiamo avuto il nostro momento di gloria; ci abbatte non il nostro difetto ma la nostra virtù; non abbiamo commesso nulla se non il fatto che non perdemmo la vita insieme con gli ornamenti. Ma, se ciò fu maggiormente gradito ai nostri figli, noi sopportiamo di vivere le restanti situazioni, anche se non dovremmo sopportarle. E io, che ti rassicuro, io stesso non posso rassicurarmi.