Espugnato il campo dei Galli - (Tito Livio) - Versioni Varie

Versione originale in latino


Testo latino assente.

Traduzione all'italiano


Aperte già le porte, prima che i vincitori irrompessero, fu fatta la fuga dei Galli dall'accampamento in ogni parte. Si precipitano cechi per le strade e per luoghi inaccessibili; nessuna roccia scoscesa, nessuna rupe li ostacola: non temono niente tranne il nemico. Dunque i più muoiono caduti a precipizio da grande altezza o indeboliti. Il console, preso l'accampamento, trattiene i soldati dal saccheggio e dalla predazione; ordina di inseguire e di incalzare chiunque e di incutere terrore agli sconfitti. Sopraggiunse anche un altro esercito con Lucio Manlio; ma non permette loro di entrare nell'accampamento. Immediatamente lo manda ad inseguire i nemici; ed egli stesso poco dopo lo segue, dopo aver affidato la costodia dei prigionieri al tribuno dei soldati. Uscito il console, sopraggiunse Caio col terzo esercito, ma non fu capace di trattenere i suoi dal saccheggio degli accampamenti, e fu fatta preda di quelli che non erano stati coinvolti nella battaglia. I cavalieri rimasero lungamente ignari e dalla battaglia e della vittoria; poi anch'essi, in seguiti i Galli sparsi dalla fuuga attorno alle pendici del monte, ne uccisero o ne catturarono moltissimi. Non fu facilmente possibile conoscere il numero degli uccisi, poichè la fuga e la strage fu in una grande estensione tra tutti gli anfratti dei monti e na grande parte di loro cadde da rupi inaccessibili in valli di profonda altezza.