La quotidiana resa dei conti - (Seneca) - Versioni Varie

Versione originale in latino


Omnes sensus perducendi sunt ad firmitatem; natura patientes sunt, si animus illos desit corrumpere, qui cotidie ad rationem reddendam vocandus est. Faciebat hoc Sextius, ut consummato die, cum se ad nocturnam quietem recepisset, interrogaret animum suum: 'quod hodie malum tuum sanasti? Cui vitio obstitisti? Qua parte melior es?' Desinet ira et moderatior erit quae sciet sibi cotidie ad iudicem esse veniendum. Quicquam ergo pulchrius hac consuetudine excutiendi totum diem? Qualis ille somnus post recognitionem sui sequitur, quam tranquillus, quam altus ac liber, cum aut laudatus est animus aut admonitus et speculator sui censorque secretus cognovit de moribus suis! Utor hac potestate et cotidie apud me causam dico. Cum sublatum e conspectu lumen est et conticuit uxor moris iam mei conscia, totum diem meum scrutor factaque ac dicta mea remetior; nihil mihi ipse abscondo, nihil transeo.

Traduzione all'italiano


Tutti i sensi devono essere orientati sulla fermezza; per natura sono capaci di resistere se l’animo, che quotidianamente dev’essere chiamato al rendiconto, ha smesso di corromperli. Sestio faceva questo, quando, una volta trascorso il giorno, dopo essersi ritirato [in camera] per il riposo notturno, interrogava il suo animo, interrogava la sua coscienza: “Oggi quale tuo difetto hai risanato? A quale vizio ti sei opposto? In quale parte [del tuo spirito] sei [divenuto] migliore?”. Cesserà l’ira e sarà più pacata quella che saprà che da parte sua quotidianamente ci si dovrà presentare di fronte ad un giudice. E che cosa dunque è più bello di quest’abitudine di riesaminare tutto il giorno [trascorso]? Quale sonno autentico ne deriva dopo l’esame [di coscienza], quanto tranquillo, quanto profondo e libero [da incubi], quando l’animo è stato lodato o richiamato al dovere e come analizzatore e censore di sé stesso in forma privata è venuto a conoscenza [veramente] delle proprie abitudini.Mi servo di questa possibilità, e quotidianamente intento un processo a me stesso. Quando la lucerna è stata portata via dalla mia camera (lett.: dalla mia presenza) e mia moglie rimane silenziosa, consapevole ormai della mia abitudine, analizzo tutta la mia giornata, e valuto (lett: misuro nuovamente) le mie azioni e le mia parole; non passo sopra nulla a me stesso.