Come bisogna trattare gli schiavi - (Seneca) - Versioni Varie

Versione originale in latino


Nolo in ingentem me locum immittere et de usu servorum disputare, in quos superbissimi, crudelissimi, contumeliosissimi sumus. Haec tamen praecepti mei summa est: sic cum inferiore vivas quemadmodum tecum superiorem velis vivere. Quotiens in mentem venerit quantum tibi in servum <tuum> liceat, veniat in mentem tantundem in te domino tuo licere. 'At ego' inquis 'nullum habeo dominum.' Bona aetas est: forsitan habebis. Nescis qua aetate Hecuba servire coeperit, qua Croesus, qua Darei mater, qua Platon, qua Diogenes? Vive cum servo clementer, comiter quoque, et in sermonem illum admitte et in consilium et in convictum. Hoc loco acclamabit mihi tota manus delicatorum 'nihil hac re humilius, nihil turpius'. Hos ego eosdem deprehendam alienorum servorum osculantes manum. Ne illud quidem videtis, quam omnem invidiam maiores nostri dominis, omnem contumeliam servis detraxerint? Dominum patrem familiae appellaverunt, servos familiares.

Traduzione all'italiano


Non voglio entrare in un difficile argomento e discutere dell'impiego degli schiavi, verso i quali siamo assai superbi,assai crudeli, assai ingiuriosi. Tuttavia il punto essenziale del mio precetto è questo: vivi con un inferiore allo stesso modo che vorresti vivesse un superiore con te. Ogni volta che ti viene in mente quanto ti è concesso nei confronti del servo, ti venga in mente che al tuo padrone altrettanto è concessonei tuoi confronti. Dici: Ma io non ho alcun padrone. E' un buon momento per te ora: ma forse lo avrai. Non sai a quale età Ecuba iniziò ad essere schiava, a quale Creso, a quale la madre di Dario, a quale Platone, a quale Diogene? Vivi clementemente con il servo, anche cortesemente, ed ammettilo ai discorsi ed alle discussioni ed ai conviti. A questo punto mi urlerà contro tutta la parte dei raffinati "Niente è più umiliante di questa cosa, niente più turpe". Io queste stesse persone potrei sorprenderle che baciano la mano dei servi di altri. E non vedete neppure quale odio i nostri antenati hanno allontanato dai padroni, quale oltraggio ai servi? Chiamarono il padrone padre famiglia e familiari i servi, e ciò anche nei mimi permane tutt'ora.