Virtù e vizi di Alessandro Magno - (Curzio Rufo) - Versioni Varie

Versione originale in latino


iuste aestimantibus regem liquet bona naturae eius fuisse, vitia vel fortunae vel aetatis. Vis incredibilis animi; laboris patientia propemodum nimia; fortitudo non inter reges modo excellens, sed inter illos quoque, quorum haec sola virtus fuit; liberalitas saepe maiora tribuentis, quam a dis petuntur; clementia in devictos; tot regna aut reddita, quibus ea dempserat bello, aut dono data; mortis, cuius metus ceteros exanimat, perpetua contemptio; gloriae laudisque ut iusto maior cupido, ita ut iuveni et in tantis sane remittenda rebus; iam pietas erga parentes, quorum Olympiada inmortalitati consecrare decreverat, Philippum ultus erat; iam in omnes fere amicos benignitas, erga milites benivolentia, consilium par magnitudini animi et, quantam vix poterat aetas eius capere, sollertia; modus inmodicarum cupiditatum; Veneris intra naturale desiderium usus, nec ulla nisi ex permisso voluptas, ingenii profecto dotes erant. Illa fortunae: dis aequare se et caelestes honores accersere; et talia suadentibus oraculis credere, et dedignantibus venerari ipsum vehementius quam par esset irasci; in externum habitum mutare corporis cultum; imitari devictarum gentium mores, quos ante victoriam spreverat. Nam iracundiam et cupidinem vini, sicuti iuventa inritaverat, ita senectus mitigare potuisset. Fatendum est tamen, cum plurimum virtuti debuerit, plus debuisse fortunae, quam solus omnium mortalium in potestate habuit.

Traduzione all'italiano


Per coloro i quali valutarono con giustizia il re è chiaro che i beni fossero della sua natura; i suoi vizi o di fortuna o di età. Ebbe un'incredibile forza d'animo,una quasi eccessiva sopportazione della fatica; un coraggio che spiccava non solo tra i re, ma anche tra coloro che hanno avuto questa come unica virtù; una liberalità di chi spesso attribuisce beni più grandi di quanti se ne chiedano agli dei;clemenza verso i vinti, tanti regni o restituiti a coloro i quali li aveva sottratti in guerra o concessi in dono; ebbe un perenne disprezzo della orte, il cui timore terrorizza gli altri; una brama di gloria e di lode per quanto più grande del giusto, certamente però ammissibile in un giovane ed in imprese così tanto grandi; inoltre pietà verso i parenti, di essi infatti aveva decretato di consacrare all'immortalità Olimpiade ed aveva vendicato Filippo; inoltre benignità verso quasi tutti gli amici, benevolenza per i soldati; senno pari alla grandezza d'animo, ed industriosità quanto difficilmente avrebbe potuto concedere la sua età; inoltre misura nelle passioni smodate:grandi erano certamente le sue doti. Quelli della fortuna: equipararsi agli dei e pretendere onori divini e credere agli oracoli che convincevano a ciò, ed adirarsi più violentemente di quanto fosse adeguato con coloro che disdegnavano di venerarlo;trasformare l'abbigliamento del corpo nel modo di vestire straniero;imitare i costumi delle genti vinte che aveva disprezzato prima della vittoria.Quanto poi all'iracondia ed alla passione per il vino,come la gioventù gliele aveva stimolate, così la vecchiaia avrebbe potuto mitigargliele,bisogna tuttavia dire che,per quanto dovette moltissimo alla propria virtù ancora di più fu debitore alla fortuna,che unico tra tutti i mortali ebbe sotto il suo potere.

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