Il sapiente basta a se stesso, non ha bisogni - (Seneca) - Repertorio Essenziale di Latino

Versione originale in latino


Volo tibi, mi Lucili, Chrysippi quoque distinctionem indicare. Ait ille sapientem nulla re egere, et tamen multis rebus illi opus esse: “ Contra, stulto nulla re opus est: nulla enim re uti scit, sed omnibus eget. “ Sapienti et minibus et oculis et multis ad cotidianum usum necessariis rebus opus est, eget autem nulla re: egere enim necessitatis est, sed nihil necesse sapienti est. Ergo, quamvis se ipso contentus sit, amicis illi opus est, hos cupit habere quam plurimos, non tamen ut beate vivat: vivet enim etiam sine amicis beate. Summum bonum exstrinsecus in strumenta non quaerit: domi colitur, ex se totum est. Incipit fortunae esse subiectum, si partem sui foris quaerit. “Qualis tamen futura est vita sapientis, si sine amicis relinquatur, in custodiam coniectus, vel in aliqua gente aliena destitutus, vel in navigazione longa retentus, aut in desertum litus eiectus?“ Qualis est vita Iovis, cum, resoluto mundo, adquiescit sibi, cogitationibus suis traditus. Tale quiddam sapiens facit: in se reconditur, secum est. Quamdiu enim illi licet suo arbitrio res suas ordinare, se contentus est.

Traduzione all'italiano


Voglio indicarti, o mio Luciolio, anche la distinzione di Crisippo. Quello diche che il sapiente non desidera nulla, e però ha bisogno di moltre cose: “Al contrario, la persone stupida non ha bisogno di nulla: infatti sa di non usare nulla, ma ha desidera ogni cosa. “I saggi hanno bisogno sia della mani sia degli occhi sia di molte cose necessarie null’uso giornaliero, però non desiderano nulla: desiderare infatti è proprio della necessità, ma nulla è necessario per il saggio. Dunque, sebbene egli stesso sia felice, ha bisogno di amici, e ne desidera avere quanti più possibili, non però per vivere felicemente; vive infatti in modo beato anche senza amici. Il sommo bene non chiede mezzi che provengono dall’esterno: si coltiva in casa ( ognuno lo coltiva per sé ), viene tutto da sé. Inizia ad essere schiavo della fortuna, se chiede una parte di sé da fuori. “ Qualeè però la vita futura del saggio, se è lasciato senza amici, messo in prigione, o lasciato a qualche gente straniera, o trattenuto in una lunga navigazione, o gettato in una lido deserto? “ Quale è la vita di Giove quando, dopo aver cancellato il mondo, si riposa, abbandonato ai suoi pensieri. In tal modo fa qualche sapiente: si rifugia in sé stesso, sta con sé. Finchè infatti quello può ordinare le sue faccende a suo modo, è contento di sè