La terra è meravigliosa - (Cicerone) - Repertorio Essenziale di Latino

Versione originale in latino


Ac principio terra universa cernatur, locata in media sede mundi, solida et globosa et undique in sese conglobata nutibus suis, vestita floribus, herbis, arbori bus, frugibus, quorum varietatem aliquis gaudio insaziabili miratus sit. Licet pulchra sint hominum opera, licet mirabilia carmina a poetis composita sint! Quid ergo est? Glidorum fontium perennitas mirabilior est! Adde huc liquores perlucidos amnium, riparum vestitus viridissimos, speluncarum concavas amplitudines, saxorum asperitates, impendentium montium altitudines immensitatesque campo rum; adde etiam recondita sauri argentique venas infinitatemque vim marmoris. Quid autem dicamus de bestiis, cicuribus aut feris? Nonne videmus quam varia genera sint? Quis autem volucrum cantus despiciat? Quid iam de hominum genere dicam? Qui, quasi cultores essent terrae, non patiuntur eam nec immani tate beluarum efferari nec stirpium asperitate vastari. Si haec oculis atque animis videre possemus, nemo, cunctam intuens terram, de divina ratione dubitaret.

Traduzione all'italiano


E all’inizio si distingue la terra nella sua interezza, collocata al centro dell’universo, densa, sferica e arrotondata in sé stessa in ogni luogo secondo le proprie volontà, adorna di fiori, alberi, frutti, della cui moltitudine chiunque ne sarebbe meravigliato con gioia insaziabile. È lecito che siano una bella opera degli uomini, è lecito che siano composti i più straordinari canti dai poeti! Che cos’è dunque? La perennità delle fonti gelide è più degna di ammirazione! Aggiungi a ciò anche le acque cristalline dei fiumi, i rivestimenti verdissimi delle rive, le concave grandezze delle grotte, le asperità dei sassi, l’altezza dei monti impraticabili, le immensità dei campi; aggiungi anche i nascosti filoni di oro ed argento e l’infinita forza del marmo. Che cosa però potremmo dire degli animali, sia di quelli addomesticati che di quelli selvaggi? Forse che non vediamo quanti diversi tipi ne esistano? Chi invece disprezza il canto degli uccelli? Che cosa potrei già dire del genere umano? Questi, quasi fossero dei coltivatori della terra, non tollerano che quella sia devastata né dalla disumanità delle bestie né dall’asperità delle piante. Se possiamo vedere ciò con i nostri occhi e con i nostri animi, nessuno, osservando tutta la terra, dubiterebbe dell’esistenza di una mente divina