126 - La peste di Atene di Giustino - Nuovo Comprendere e Tradurre

Versione originale in latino


Postquam Archidamus, Lacedaemoniorum rex, in Atticam cum magno exercitu irruit, plerique civium agrestium in urbem confugerunt, atque eodem tempore pestilentia gravis Piraei portum occupavit et in cives ingruit, qui intra moenia Athenarum erant congregati. Brevi tempore in cives omnium ordinum morbus et contagio saevit. Nemo non mortifero morbo afficiebatur: nec divites magis quam pauperes, nec viros magis quam feminas pestis iactavit. Tota urbe luctus erat et ingens fletus et gemitus. In animalia quoque incidit morbus: viae ac porticus, ubi homines et animalia iacebant, spectaculum praebebant horribilem. Preces votaque irrita fuerunt, neque medicorum scientia ullum dolorum levamen afferebat. Tanta calamitas populum adeo exacerbavit, ut Athenienses Periclem, qui tunc Argolidis litora cum classe populabatur, Athenas revocaverint.

Traduzione all'italiano


opo che Archidamo, re degli Spartani, penetrò nell’Attica con un grande esercito, la maggior parte degli abitanti della campagna si rifugiarono nella città, e allo stesso tempo una grave pestilenza invase il porto del Pireo e dilagò tra i cittadini che si erano radunati entro le mura di Atene. In breve tempo il morbo e il contagio (oppure endiadi: il morbo contagioso) si accanirono sui cittadini di tutte le classi sociali. Tutti erano indeboliti dal morbo mortale: e la peste non colpì più i ricchi dei poveri, più gli uomini che le donne. Per tutta la città c’era lutto, sia in (in forma di) grosso pianto che gemiti. Il morbo colpì ogni essere vivente: le strade e i portici, dove uomini e animali giacevano, offrivano uno spettacolo orribile. Le preghiere e le offerte furono inutili, e la scienza dei medici non recava nessun sollievo dal dolore. La calamità esasperò il popolo a tal punto che gli Ateniesi richiamarono Pericle, che allora stava saccheggiando le coste degli Argivi con una flotta, ad Atene.