190 - 8 - Carestia nell'accampamento di Cesare - Nuovo Comprendere e Tradurre

Versione originale in latino


Scipio cum copiis, Uticae grandi praesidio relicto, profectus, primum Hadrumeti castra ponit, deinde ibi paucos dies commoratus, noctu itinere facto, cum Labieni et Petrei copiis coniungit, atque unis castris factis VI milia passuum longe considunt. Equitatus interim eorum circum Caesaris munitiones vagari atque eos qui pabulandi atque aquandi gratia extra vallum progressi essent, excipere. Ita omnes adversarios intra munitiones continere. Qua re Caesariani gravi annona sunt conflictati, ideo quod nondum neque ab Sicilia neque ab Sardinia commeatus subportatus erat, neque per anni tempus in mari classes sine periculo vagari poterant. Neque amplius milia passuum III terrae Africae quoquoversus tenebant pabulique inopia premebantur.

Traduzione all'italiano


Scipione, partito con delle truppe, lasciato un grosso presidio a Utica, pone in principio un accampamento ad Adrumeto, in seguito trattenutosi lì per pochi giorni, viaggiato di notte, si riunisce alle truppe di Labieno e Petreio, e, dopo aver fatto un unico accampamento, si accampano lontano sei miglia. Nel frattempo i loro cavalieri vagavano attorno alle fortificazioni di Cesare e facevano prigionieri coloro che per foraggiarsi e rifornirsi d’acqua erano andati fuori dalla trincea. Così trattenevano tutti i nemici all'interno delle fortificazioni. Perciò, i Cesariani furono travagliati da una grave carestia, questo perché non erano ancora stati portati gli approvvigionamenti né dalla Sicilia né dalla Sardegna, e in quella stagione le flotte non potevano andare per mare senza pericolo. E non occupavano in ogni direzione più di tre miglia di terra africana ed erano oppressi dalla mancanza di cibo.