142 - 91 - Pazzia di Aiace - Nova Officina

Versione originale in latino


Cum Achilles decessisset, maxima contentio inter Aiacem Telamonium et Ulixem fuit. Nam ambo vindicabant ut sibi arma eius darent Graeci. Principes, cum diu consultavissent utri arma tribuerent, ea Ulixi addixerunt. Ob eam rem tanta ira exarsit Aiax ut insaniverit et per dies noctesque erraverit. Quaerebat enim ubi Ulixes esset, ut eum occideret. Cum in gregem ovium incidisset, furens gladium destrinxit et omnes oves gregis cecidit. Tandem Minerva, ne quid detrimenti ultra Graecis veniret, eum ad sanitatem perduxit. Ubi autem intellexit quanta fuisset amentia sua, eam ignominiam tolerare nullo modo sustinuit et ipse se interemit. Eum Graeci in litore sepeliverunt et Ulixes, intellegens quantae calamitatis causa fuissent illa arma, ea in mare proiecit.

Traduzione all'italiano


Dopo che perì Achille, vi fu tra Aiace Telamonio ed Ulisse una grande sfida. Difatti entrambi reclamavano che i Greci concedessero a loro le sue armi. I comandanti, avendo pensato a lungo a chi dei due dare le armi, le affidarono ad Ulisse. Per codesta ragione Aiace venne preso da così enorme ira che impazzì ed andò girovagando giorno e notte. Cercava, difatti, dove fosse Ulisse per ucciderlo. Essendosi imbattuto in un gregge di pecore, essendo fuori di sé tirò fuori la spada e trafisse tutte le pecore del gregge. Infine Minerva, perché non accadesse ai Greci qualche altra rovina, lo riportò alla ragione. Quando invece Aiace si rese conto quanto grande fosse stata la sua pazzia, in nessun maniera fu in grado di tollerare quella vergogna e da sé si mise a morte. I Greci lo seppellirono sulla spiaggia e Ulisse, capendo di che enorme rovina fossero state causa quelle armi, le buttò in mare.

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