446 - 396 - Vani tentativi di corrompere gli oracoli - Nova Officina

Versione originale in latino


Lysander, cum vellet reges Lacedaemone tollere, sentiebat id se sine opere deorum facere non posse, quod Lacedaemonii omnia ad oracula referre consuerant. Primum Delphicum oraculum corrumpere conatus est. Hinc quoque repulus, dixit se vota suscepisse, quae Iovi Hammoni solveret, existimans se Afros facilius corrupturum. Hac spe cum profectus esset in Africam, ubi id oraculum erat, multum eum antistites Iovis fefellerunt. Nam non solum corrumpi non potuerunt, sed etiam legatos Lacedaemonem miserunt, qui Lysandrum accusarent quod sacerdotes fani corrumpere conatus esset. Accusatus hoc crimine iudicumque absolutus sententiis, Orchomeniis missus subsidio, qui contra Thebanos bellum gerebant, occisus est a Thebanis in proelio apud Haliartum. Post mortem in domo eius oratio scripta reperta est in qua suadet Lacedaemoniis ut regiam potestatem dissolverent.

Traduzione all'italiano


Lisandro, poichè voleva abolire la monarchia a Sparta, comprendeva di non poter fare ciò senza l'aiuto degli dei, poichè gli Spartani erano soliti conformare ogni iniziativa ai responsi degli oracoli. Dapprima tentò di corrompere quello di Delfi. Non essendovi riuscito, ricorse a quello di Dodona. Respinto anche di qui, disse di aver fatto voti che doveva sciogliere a Giove Ammone, ritenendo di poter piu facilmente corrompere gli Africani. Partito con questa speranza per l'Africa, dove si trovava quell'oracolo, molto lo delusero i sacerdoti di Giove. Infatti, non solo non si lasciarono corrompere, ma anche inviarono ambasciatori a Sparta, per accusare Lisandro di aver tentato di corrompere gli addetti al culto del tempio. Accusato di questa colpa e assolto con sentenza dei giudici, mandato in aiuto agli Orcomenii, che combattevano contro i Tebani, fu ucciso dai Tebani nella battaglia di Aliarto. Dopo la sua morte fu trovata in casa sua un'orazione scritta, nella quale cercava di persuadere gli Spartani ad abbattere il potere regio.

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