292 - 270 - Il Santuario di Delfi salvato da un terremoto (Giustino) - Nova Officina

Versione originale in latino


Contemptu paucitatis hostium, Galli, sine respectu pericolo rum in proelium ruebant; sed Delphi eos summo montis vertice saxis et armis obruebant. Repente etmpli antistites, cum insignibus atque infulis, pavidi, in primam aciem procurrunt, clamitantes se vidisset ipsum Apollinem delisintem in templum per culminis fastigium, nec oculis tantum perspexisse sed audisse etiam stridorem dei arcus at strepitum armorum. His vocibus incense, omnes in Proelium prosiliunt. Presentiam dei ipsi Galli senserunt: nam terrae motu portio montis abrupta barbarorum exercitum stravit; deinde tempestas grandine et frigore saucios absumpsit.

Traduzione all'italiano


I Galli, con la noncuranza del numero esiguo si buttavano in battaglia senza la preoccupazione del pericolo, ma gli abitanti di Delfi si scontrano con loro dal punto più alto del monte con sassi e armi. All'improvviso i sacerdoti impauriti corrono nella prima schiera, con le insegne e le bende, acclamando di aver visto lo stesso Apollo mentre scendeva nel tempio dalla parte più alta del tetto, e non l’avevano visto solo con gli occhi ma l’avevano sentito anche lo stridore dell’arco del dio e lo strepito delle armi. Sentite queste voci, si gettarono in battaglia. Gli stessi galli si accorsero della presenza del dio; infatti la parte del monte spezzata per il terremoto distrusse l'esercito dei barbari; poi la tempesta con la grandine e il freddo uccise i feriti.

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