264 - 219 - La riconoscenza degli umili - Nova Officina

Versione originale in latino


Numquam humiliorum preces potentibus spernendae sunt. Circa leonem dormientem musculi petulantes cursitabant. Cum unus eorum dormientis caput casu offendisset, leo e somno excitatus, eum comprehendit. Iam devoraturus bestiolam, commotus est verbis eius, miserabiliter orantis ne interficeretur. Eum incolumem dimisit leo subridens. Paulo post, cum per silvam non satis caute erraret ad praedam vestigandam, in venatorum cum canibus supervenientium laqueos incidit leo. Frustra temptans se liberare, furibundus rugiebat. Tum musculus, qui rugientis vocem audiverat, celeriter accurrit et, cum eum irretitum vidisset, cui ipse vitam libertatemque debebat, grato animo laqueos, acribus dentius arreptos, corrosit et eum a canibus accurrentibus liberavit. Ita fera, cum iam moritura esset, praeclarunm habuit misercordiae suae praemium.

Traduzione all'italiano


Mai i potenti devono disprezzare le preghiere degli umili. Attorno ad un leone che dormiva dei topolini insolenti correvano di qua e di là. Poichè uno di loro era per caso inciampato sulla testa di quello che dormiva, il leone, svegliato dal sonno,lo catturò. Quando ormai stava per divorare la bestiola, fu commosso dalle parole di lui, che lo pregava umilmente di non essere ucciso. Il leone sorridendo lo mandò via sano e salvo. Poco dopo, mentre vagava con non sufficiente attenzione per la foresta, per cercare una preda, il leone incappò in delle reti di cacciatori che stavano arrivando con i cani. Tentando inutilmente di liberarsi, ruggiva furibondo. Allora il topolino, che aveva udito il verso del leone che ruggiva, accorse velocemente e, avendo visto impigliato colui, a cui egli stesso doveva la vita e la libertà, con animo riconoscente rose le reti, afferrate con i denti aguzzi, e lo liberò dai cani che accorrevano. Così la belva, che ormai era sul punto di morire, ebbe uno splendido premio per la sua misericordia.