151 - 2 - Piramo e Tisbe - Nova Lexis

Versione originale in latino


Pyramo et Thisbae, alteri puero pulchro, alteri formosae puellae,contigua domicilia erant; in hortis erat murus communis domiciliis et in eo rima aperiebatur; eam soli Pyramus et Thisbe viderunt et per rimam puer cotidiana et occulta colloquia cum puella habebat. Eorum amicitia crescebat et Pyramus et Thisbe coniugium desiderabant, sed eorum familiae nuptiis obstabant. Itaque, nocte, Pyramus et Thisbe e domiciliis excesserunt et oppidi quoque tecta reliquerunt. In eorum domiciliis quaeritur, vocatur, fletur, sed frusta: adulescentuli non reperiunt amplius. Thisbe velociter per taetras tenebras ad antiquum Nini tumulum prima pervenit et sub alta populo sedit. Ecce venit saeva laena et in unda vicini rivi multam aquam hauriebat; Thisbe laenam lunae radiis aspexit et in obscuram speluncam fugit, sed vestimentum invenit, id laniavit et sanguine respersit. Interea Pyramus advenit,vestimentum cruentum vidit agnovitque certa vestigia beluae; is magnopere exterruit, quod de Thisbes vita desperabat, et dixit: "Accipe nunc meum animum; tu vitam amisisti, ego numquam vitam beatam habeo" et in gladium incubit.

Traduzione all'italiano


Piramo e Tisbe, il primo un affascinante fanciullo, l'altra una ragazza carina, vivevano in dimore vicine; nel giardino si trovava un muro comune a entrambe le case e in questo si schiudeva una crepa; solo Piramo e Tisbe la notarono e il fanciullo, ogni giorno, comunicava in segreto con la ragazza tramite la crepa. La loro amicizia aumentava e Piramo e Tisbe volevano convolare a nozze, però le loro famiglie intralciavano il matrimonio. Quindi, di notte, Piramo e Tisbe si allontanarono dalle loro dimore e abbandonarono pure la loro città. Nelle loro dimore ci si doleva, si chiamava, si gemeva, però inutilmente: i fanciulli non si ritrovavano. Tisbe speditamente arrivò per prima attraverso le oscurità alla vecchia urna di Nino e si adagiò nei pressi di un alto fusto. Ecco che arrivò una selvaggia leonessa, e iniziò a dissetarsi con parecchia acqua dal fiume accanto; Tisbe notò la leonessa sotto i fasci della luna e scappò in una spelonca buia, però smarrì il velo, e la leonessa lo sbranò e lo impregnò di sangue. Intanto arrivò Piramo, notò il velo insanguinato e identificò le impronte della belva; questo si impaurì assai poichè si disperava per la vita di Tisbe, e disse: "Prendi adesso il mio spirito; tu hai perso la vita, e io non avrò in nessun momento un'esistenza felice" e cadde sulla spada.

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