89 - 12 - Il filosofo Plutarco e lo schiavo - Nova Lexis

Versione originale in latino


Plutarchus, clarus philosophus ac doctus vir, servum superbum ac philosophiae peritum habebat. Aliquando servo suo – causam nescio – tunicam detrahit et loro eum caedit. Servus, dum a Plutarcho verberatur, clamat: “Cur vapulo? Equidem flagellum non mereo!”. Tum Plutarcho oblatrat et verba obiurgatoria dicit: “Servus tuus a te verberatus est, sed saeva ira, ut libellus tuus adfirmat, ignominiosa est. Verus philosophus ergo non es!”. Tum ita Plutarchus leniter respondet: “Oculos truculentos non habeo, nec turbidos, neque immaniter clamo neque dedecorosa verba dico neque omnino trepido ac gestio. Haec irae signa sunt”.

Traduzione all'italiano


Plutarco, famoso filosofo e uomo dotto, aveva un servo superbo ed esperto di filosofia. Un giorno toglie la tunica – non so il motivo – al suo servo e lo colpisce. Il servo, mentre viene bastonato da Plutarco, grida: “Perché vengo bastonato?” Di certo non merito il flagello!”. Allora grida contro Plutarco e dice parole di rimprovero: “Il tuo servo è stato frustato da te, ma l'ira selvaggia, come afferma il tuo libricino, è vergognosa. Quindi non sei un vero filosofo!”. Allora Plutarco risponde dolcemente così: “Non ho occhi minacciosi, né torvi e non grido enormemente né dico parole indecorose né assolutamente tremo e mi agito. Questi sono segni d'ira”.

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