375 - 1 - La felicità non sta nelle ricchezze - Nova Lexis

Versione originale in latino


Ille Solon qui sapientissimus ominum Graecorum aestimabatur olim Croeso Lydiae ditissimo regi dixerat felicem vere dici posse eum tantum qui ad vitae exitum beatus pervenisset. Postea cum Cyrus Persarum rex Croesum cepisset et in rogum imposuisset ut ille vivus cremaretur audivit Lydiae regem inter gemitus Solonem nominantem. Interrogatus quis esset Solon Croesus: <Atheniensium - inquit - sapientissimus est; qui meas ingentes opes semper contempsit,adfirmans nullum hominem beatum dici posse qui nondum ad finem vitae feliciter pervenerit. Et hoc aequabile est in omnes qui se putent beatissimos suis opibus>. Tunc Cyrus pyram iam incensam exstingui iussit quod cognovisset se quoque mortalem esse et Croesum opibus inferiorem non fuisse at sapientem esse.

Traduzione all'italiano


Quel Solone, che era ritenuto il più colto di tutti gli uomini greci, un giorno aveva affermato a Creso, re tanto ricco della Lidia, di potersi realmente essere ritenuto contento quanto lui, poiché era arrivato felice alla fine della vita. Dopo, avendo Ciro, re dei Persiani, stretto Creso e avendolo condannato al rogo perché colui venisse arso vivo, sentì che il re della Lidia tra i lamenti invocava Solone. Domandato su chi fosse Solone, Creso disse " E’ il più colto tra gli Ateniesi, che disdegnò sempre le mie enormi fortune, pensando che nessun uomo può essere reputato contento se non arriva allegramente alla fine della vita. Questo vale per tutti coloro che si considerano molto contenti per i loro beni". Così Ciro comandò che la pira che era accesa venisse spenta, giacché aveva compreso che lui medesimo era un mortale e che Creso non era minore a lui per opere, e che era sapiente.

Trova ripetizioni online e lezioni private