119 - 2 - Alessandro uccide Clito - Nove Discere

Versione originale in latino


Alexander solemni die amicos in convivium convocat. Ubi orta inter ebrios rerum a Philippo gestarum mentione, ipse se patri praeferre rerumque suarum magnitudinem extollere caelo tenus coepit, adsentante maiore convivarum parte. Itaque cum unus e senibus, Clitus, fiducia amicitiae regis, memoriam Philippi tueretur laudaretque eius res gestas, adeo regem offendit ut ille, telo a satellite rapto, Clitum in convivio trucidaret. Sed postquam satiatus caede animus conquievit et in irae locum successit aestimatio, modo personam occisi. modo causam occidendi considerans, pigere eum facti coepit. Eodem igitur furore in paenitentiam, quo pridem in iram, versus, mori voluit. Primum in fletus progressus, amplecti coepit mortuum, vulnera tractare et quasi audienti confiteri dementiam; denique arreptum telum in se vertit, peregissetque facinus, nisi amici intervenissent. Mansit haec voluntas moriendi etiam sequentibus diebus. Accesserat enim paenitentiae nutricis suae, sororis Cliti, recordatio, cuius absentis eum maxime pudebat: tam foedam illi alimentorum suorum mercedem reddiderat. Ob haec illi quadriduo perseverata inedia est, donec exercitus universi precibus exoratus est ne ita mortem unius doleret ut universos perderet.

Traduzione all'italiano


Alessandro, in un giorno di festa, invita gli amici ad un banchetto. Lì, sorta tra gli ubriachi il ricordo sulle imprese di Filippo, lui stesso iniziò a preferirsi al padre e ad innalzare la grandezza delle sue imprese fino al cielo, con l'approvazione della maggior parte degli invitati. Pertanto, quando uno tra i vecchi, Clito, per la fiducia nell'amicizia del re, difese la memoria di Filippo e lodò òe sue gesta, offese il re a tal punto che quella, afferata una spada dalla guardia, uccise Clito durente il banchetto. Ma dopo che l'animo appagato per l'omicidio, si calmò e la stima entrò al posto dell'ira, sia esaminando la personalità dell'ucciso, sia il motivo dell'uccidere cominciò a pentirsi del fatto. Dopo aver trasformato da furore in pentimento quello che poco prima (era) ira, volle morire. Dapprima scoppiato in un pianto, cominciò ad abbracciare il morto, a toccare le ferito e come se quello lo potesse sentire, confessò la sua pazzia; infine, afferrata la spada, la rivolse verso di sè e, se non fossero intervenuti gli amici, avrebbe portato a termire l'impresa. Questa volontà di morire rimase anche nei giorni seguenti. Infatti al pentimento si era aggiunto il ricordo della sua nutrice, sorella di Clito, della cui assenza egli principalmente si vergognava: tanto aveva dato una ricompensa crudele a quella in cambio dei suoi insegnamenti. Per questi motivi per quattro giorni fu proseguito il dolore finchè fu convinto con le preghiere di tutto l'esercito, affinchè per la morte di uno non soffrisse tanto da rovinare tutti gli altri.

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