348 - 6 - Marte risolleva le sorti dei Romani - Nove Discere

Versione originale in latino


C.Fabricius Luscinius consul urbis Thurinae praecipuo studio incolumitatem protegebat contra impetum Bruttiorum atque Lucanorum. Cum Romani proelium committere dubitarent, res in incerto erat. Tum eximiae magnitudinis iuvenis improviso se ostendit et Romanos monere ad pugnandum incepit. Cum illos tardiores esse animadvertisset, arripuit admovitque scalas ut vallum conscenderet. Inde voce ingenti clamitans, prostratos hostes Romanis tradidit. Viginti milia hostium nostri occiderunt, quinque milia cum Statio Statilo duce tribusque atque viginti miliaribus signis ceperunt. Postero die consul dixit se datarum esse vallarem coronam iuveni illi qui castra hostilia oppressiset. Cum nullo modo eum invenisset, omnes crediderunt Martem patrem populo suo adfuisse, qui magna difficulate afficiebatur.

Traduzione all'italiano


Il console C.Fabrizio Licinio salvaguardava la sicurezza della città di Turina con peculiare ingegno contro l'attacco dei Bruzi e dei Lucani. Poichè i Romani esitavano ad iniziare una battaglia, la condizione era incerta. Così improvvisamente si mostrò un giovane di straordinaria grandezza e iniziò a incoraggiare i Romani a lottare. Avendo intuito che quelli erano alquanto dubbiosi, prese e accostò le scale per oltrepassare la parete. Perciò urlando con possente voce, consegnò ai Romani gli avversari sconfitti. I nostri uccisero ventimila nemici, catturarono cinquemila con il generale Stazio Statilio e ventitremila con insegna militari. Il giorno seguente il console affermò che avrebbe donato una corona vallare all'adolescente che aveva sconfitto la tenda dell'avversario. Non riuscendo a trovarlo in alcuna maniera, tutti credevano che il padre Marte si fosse mostrato alla sua popolazione, che era stremato da enormi difficoltà.

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