77 - 26 - Fierezza degli anziani (Tito Livio) - Navigare

Versione originale in latino


Iam Romani de sua salute desperabant et totam noctem ululatus cantusque audiebant, dum barbari turmatim vagant circa moenia.. Postremo, prima luce, in urbem penetraverunt: tum viri cum coniugibus liberisque ac senatores in arcem Capitolinam concesserunt. Sine impetu aut vi, Galli urbem capiunt, in forum perveniunt et oculos ad deorum templa arcemque convertunt, incredibili quiete ac solitudine quasi absterriti. In urbe deserta senes adventum Gallorum ostinato ad mortem animo expectant in curulibus suis sedentes, maiestate ac gravitate similes diis. Hostes domos principum intrant et viros velut simulacra contemplant. Erat inter Romanos M. Papirius. Ut Gallus permulsit Papirii barbam, senex, motus ira, scipione eburneo in caput barbari incussit : inde initium caedis fuit.

Traduzione all'italiano


I Romani già disprezzavano della loro salvezza e ascoltavano tutta la notte le grida e i canti, mentre i barbari a squadroni vagano intorno alle mura. Infine, all’alba, entrarono nella città: allora gli uomini con le mogli e con i figli e i senatori si recarono sulla rocca del Campidoglio. Senza impeto o forza, i Galli occupano, giungono nel foro e rivolgono gli occhi ai templi degli dei e alla rocca, come (se) atterriti da una straordinaria quiete e dalla solitudine. Nella città deserta gli anziani con l’animo pronto aspettano l’arrivo dei Galli per la morte seduti sulle loro sedie curuli, simili agli dei per maestà e per solennità. I nemici entrano nelle case dei nobili e contemplano gli uomini come statue.. C’era tra i Romani M. Papirio. Appena un Gallo sfiorò la barba di Papirio, il vecchio, mosso dall’ira, percosse sul capo del barbaro (con) un bastone d’avorio: da ciò fu l’inizio del massacro.

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