159 - 21 - Quinto Fabio Massimo il temporeggiatore - Navigare

Versione originale in latino


Repens alia gravissima clades Romae nuntiatur: itaque civica ad re medium neque desideratum nec solitum confugit et dictatorem creavit Q.Fabium Maximum et magistrum equitum M. Minicium Rufum. Cum Hannibal, populato agro Romano, urbem oppugnare adortus esset, Q.Fabius Maxisimus ex urbe egressus; exploratis summa cum cura itineribus,contra hostem exercitum duxit, ratus se pugnam non commisurum esse nisi propter necessitatem. Inde in conspectu hostium castra posuit. Hannibal, ubi omnia quieta apud hostes vidit nec castra ullo tumultu mota, tacita cura captus est: arbitrabatur Romanos quaevisse ducem sibi parem. Et prudentiam quidem, non vim dictatoris extemplo timuit. Fabius per alta loca agmen ducebat et modico intervallo ab hoste consistebat ut neque omitteret eum neque congrederetur. Opinabatur enim melius esse frustrari et eludere Poenorum impetum quam cum iis in acie pugnare. Sed ei inimicu erat magister qeuitum: ille ferox et impudens, lingua immodicus, Fabium consulem compellabat segnem pro cuncatore, timidum pro cauto atque sese extollebat.

Traduzione all'italiano


All’improvviso venne annunciata un’altra gravissima strage a Roma: e così (perciò) la città si rifugiò ad un rimedio nè desiderato né solito (consueto) e creò dittatore Quinto Fabio Massimo e capo della cavalleria Rufo. Avendo Annibale devastato la campagna romana, e avando iniziato ad assediare la città, Quinto Fabio Massimo uscito dalla città, esplorati i percorsi con grandissima attenzione condusse l’esercito contro il nemico, pensando che non avrebbe iniziato alcuna battaglia se non per necessità. Poi pose l’accampamento al cospetto dei nemici, Annibale quando vide che la tranquillità generale presso i nemici né l’accampamento mosso da alcun tumulto fu preso da una silenziosa preoccupazione pensava che i romani avevano chiesto a lui un comandante uguale. E ebbe timore immediatamente della saggezza della forza del dittatore. Fabio conduceva l’esercito per luoghi elevati e si collocava ad una piccola distanza dal nemico affinchè non si distaccasse né si scontrasse. Infatti riteneva fosse meglio ingannare ed evitare l’attacco dei Cartaginesi che combattere con questi in battaglia. Ma il comandante della cavalleria gli era ostile quello era feroce e impudente, troppo libero di lingua, accusava il console Fabio di essere lento invece di temporeggiatore, timoroso invece di cauto e quello si esaltava.

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