308 - 42 - Il pavone si lamenta con Giunone della sua sgradevole voce - Maiorum Lingua

Versione originale in latino


Pulcher pavo obsonam vocem suam aegre ferebat et lusciniae invidebat propter eius suavem vocem. Saepe enim, dum luscinia in silva canit, pavo clam eius tantum audiebat et miram eius vocis suavitatem imitari volebat. Sed, cum pulcher pavo coram aliis avibus canebat, eius vox sempre abbona et inincunda sonabat, itaque ille ab omnibus irridebatur. Tum pavo, postquam crebras contumelias pertulerat, ad Iunonem adivit et de iniusta sorte sua deploravit: “Cum luscinia canit – inquit – omnia animalia suavitate eius vocis illiciuntunr, ego autem, cum cano, risum omnium moveo”. Deorum regina, quod misero animali solarium praebere volebat, eius pulchritudinem valde laudavit, sed pavo deae respondit: “Muta pulchritudine mea gaudere non possum quia ab omnibus irrideor propter absonam vocem meam!” Tum Iuno: “Natura – inquit – dotes dissimiles animalibus dedit: tibi formam, leoni vim, vulpi astutiam, cani fidelitatem, lusciniae vocis suavitatem. Omnia alia animalia suis dotibus contenta sunt: querela tua igitur vana stultaque est”; denique minaciter addidit: “Nunc abi, nisi etiam pulchritudinem tuam perdere vis!”

Traduzione all'italiano


Il pavone tollerava a stento la sua voce e apprezzava l'usignolo per la soave voce. Spesso infatti, quando l'uccellino cinguettava in un bosco, il pavone udiva in segreto e voleva emulare la speciale bellezza della sua voce. Però, mentre l’arrogante pavone cantava alla presenza degli altri uccelli, la sua voce era sempre stridula e spiacevole, e per codesta ragione era schernito da chiunque. Così il pavone, avendo tollerato spesso l'offesa, si recò da Giunone e si lamentò della suo brutto destino:" Quando l'usignolo canta - disse - tutti gli animali sono irretiti dalla bellezza della sua voce, mentre io, quando canto, scaturisco il riso di tutti". La sovrana degli dei, poichè volle dare conforto all'animale, apprezzò molto la sua bellezza, ma il pavone disse alla dea: ”Non godo della mia silenziosa bellezza, quando sono deriso da tutti per la mia voce stridula”. E Giunone: ”La natura ha dato doti diverse agli animali: a te la bellezza, la forza al leone, l'astuzia alla volpe, la lealtà al cane, la voce bella all’usignolo. Tutti gli animali sono felici per le proprie abilità: le tue lagne quindi sono vane e stupide"; e poi aggiunse minacciosamente:" Allontanati, se non vuoi perdere anche la tua bellezza”.

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