223 - 3 - Virtù di una moglie eroica - Littera Litterae

Versione originale in latino


Lucretia, Collatini uxor, maesta quia a Sexto Tarquinio stuprata erat, nuntium Romam ad patrem Ardeamque ad virum misit, ut cum singulis fidelibus amicis adirent, quod res atrox facta erat. Sp. Licretius cum P. Valerio, Conlatinus cum L. Bruto venit. Lucretiam sedentem maestam in cubiculo inveniunt. Adventu suorum lacrimae obortae sunt, quaerentique viro: « Satin salve? », « Minime - inquit. - Quid enim salvi est mulieri amissa pudicitia? Vestigia viri alieni, Conlatine, in lecto sunt tuo; ceterum corpus est tantum violatum, animus insons et amor meus soli tibi est: mors testis erit. Sed date dexteras fidemque haud impune adultero fore ». Dant omnes fidem. Consolantur aegram: adfirmant mentem peccare, non corpus, et unde consilium afuerit culpam abesse. « Videte - inquit - quid illi debeatur: ego me, etsi peccato absolvo, supplicio liberare nolo, nec ulla deinde impudica uxor Lucretiae exemplo vivet. » Cultrum quem sub veste abditum habebat, eum in corde defigit, prolapsaque in vulnus periit.

Traduzione all'italiano


Lucrezia, moglie di Collatino, affranta poichè era stata struprata da Sesto Tarquinio, mandò un nunzio al padre a Roma e al marito ad Ardea, affinchè giungessero con un amico fidato per ciascuno, perchè era successo un fatto atroce. Spurio Lucrezio venne con Publio Valerio, e Collatino con Lucio Bruto. Trovarono Lucrezia seduta triste nella stanza. All'arrivo dei suoi iniziò a piangere, e al marito che chiedeva "Stai bene?" disse " Come può una donna che ha perso la sua pudicizia stare bene? Le tracce di un altro uomo, o Collatino, sono nel tuo letto; del resto solo il mio corpo è gravemente violato, il mio animo è puro e il mio amore è solo per te. La morte ne sarà testimone. Ma date la mano destra e la promessa che l’adultero non rimarrà impunito". Tutti giurarono. Consolarono la poverina: confermarono che è la mente a peccare, non il corpo, e in mancanza di deliberazione non c’è colpa. "Vedete voi - disse - ciò che egli si merita: io, anche se mi assolvo dal peccato, non voglio liberarmi dal supplizio, così che, da ora in poi, nessuna donna impudica viva nell'esempio di Lucrezia". Afferrato un pugnale che teneva sotto la veste, se lo piantò nel cuore, e piegandosi sulla ferita, morì.

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