386 - 2 - Arione e il delfino - Littera Litterae

Versione originale in latino


Arion Corinthius omnes fidium cantu delectavit. Corintho, ut narrant, in Siciliam atque Italiam venit, ubi arte sua ingentem quaestum fecit. Postea Corinthum remeare statuit et navem conscendit. At in itinere nautae pecuniam Arioni subripuerunt ac paraverunt ei insidias. Tunc Arion rem intellexit et nautas sic oravit: «Ante perniciem meam, audite miseri Arionis suaves cantus!». Illi precibus cesserunt at Arion in navis pupi de more ornatus cantavit: sed repente se iecit in profundum. Nautae cantorem in fluctibus deseruerunt neque de Arionis interitu dubitaverunt. Tum autem nova miraque res contigit: delphinus, quem cantus ad navem attraxerat, Arioni dorsum subdidit incolumemque corpore et ornatu in terram Laconicam eum devexit.

Traduzione all'italiano


Arione di Corinto dilettava tutti con il suono della cetra. Da Corinto, come narrano, venne in Sicilia e in Italia, dove si guadagnò un ingente profitto con la sua arte. Quindi, decise di ritornare a Corinto e si imbarcò su una nave. Durante il viaggio i marinai sottrassero il denaro ad Arione e gli prepararono un'agguato. Allora Arione se ne accorse e pregò i marinai così: "Prima della mia rovina, ascoltate il soave canto dello sventurato Arione!" quelli cedettero alle preghiere e Arione, adornato secondo tradizione, cantò sulla poppa della nave: ma improvvisamente si gettò nell'alto mare. I marinai abbandonarono il cantore tra i flutti e non dubitarono della morte di Arione. Ma in quel momento accadde una cosa nuova e straordinaria: un delfino, che il canto aveva attratto alla nave, mise il dorso sotto Arione e lo trasportò incolume nel corpo e nell'abbigliamento fino alla terraferma spartana.

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