62 - 1 - Trimalcione e i suoi schiavi - Littera Litterae

Versione originale in latino


In vestibulo servus atriensis erat, qui domus custos erat. Ingressi in triclinium, nonnullos pueros a cyatho vidimus, qui vini pocula convivis ministrabant, et alios pueros ad pedes Trimalchionis. Hic dominus erat: «Amici», inquit, «et servi homines sunt et aeque unum lactem biberunt, etiam si illos malus fatus oppresserit. Tamen; me salvo, cito aquam liberam, gustabunt: omnes illos in testamento meo manumitto. Philargyro etiam fundum lego et contubernalem suam. At Fortunatam meam heredem facio, et commendo illam omnibus amicis meis. Et haec ideo omnia publico, ut familia mea iam nunc sic me amet tamquam mortuum». Plerique gratias egerunt indulgentiae domini, cum ille exemplar testamenti iussit tradi et totum a primo ad ultimum, ingemescentis familia, recitavit.

Traduzione all'italiano


Nell’atrio c'era uno schiavo maggiordomo, che era il custode della casa. Entrati nel triclinio, abbiamo visto alcuni ragazzi, che servivano delle coppe di vino ai convitati e altri ragazzi erano seduti ai piedi di Trimalcione. Questo era il padrone:"O amici" disse, "anche gli schiavi sono uomini e hanno bevuto lo stesso latte, anche se un malevolo destino li ha afflitti. Nondimeno, mentre vivo, proclamo che gusteranno l’acqua della libertà: nel mio testamento li libero tutti. A Filargiro lascio anche in eredità un pezzo di terra e la sua compagna. Ma dichiaro mia erede Fortunata, e la do in custodia a tutti i miei amici. E rendo pubbliche tutte queste disposizioni, affinchè la mia famiglia mi ami già adesso così come quando sarò morto". Molti espressero grazie per la benevolenza del padrone, e quando egli ordinò che fosse portata una copia del testamento, lo lesse tutto, dall’inizio alla fine, alla casata piangente.

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