309 - 1 - Le battute di un corvo parlante - Littera Litterae

Versione originale in latino


Cum post Actiacam pugnam Augustus Romae amplissimum ageret triumphum, ei occurrit quidam corvum manu tenens, quem docuerat hanc salutationem, adulationis plenam, dicere: “Ave Caesar, victor, imperator!”. Octavianus, cuius intererat animos civium sibi conciliare, admiratus est officiosam avem et eam viginti nummorum milibus emi iussit. Cum paulo in via processisset, eodem modo a psittaco, salutatus est, quem tantidem emit. Tantae liberalitatis exemplum sutorem pauperem sollicitavit,qui corvum suum instituere coepit ad eandem salutationem. Sed cum avis non responderet, labore et impendio exhaustus, dominus dicere solebat: “Opera et impensa periit”. Aliquando tamen, cum corvus coepisset dictatam salutatione dicere ,Augustum in via exspectavit sutur, plenus bonae spei. Sed, cum audisset corvi verba, imperator talibus salutationibus incuriosus, respondit: “Satis talium salutatorum domi habeo”. Tunc corvus recordatus verborum, quibus dominus queri solebat, clara voce addidit: “Opera et impensa periit”. Tantus salis admiratus, Caesar risit emique avem iussit tanti quanti nullam aliam adhuc emerat. Pecunia igitur non sutoris laborum praemium fuit,sed fortuitarum facetiarum, quas dominus imprudens avem suam docuerat.

Traduzione all'italiano


Mentre Augusto, dopo la battaglia di Azio, stava celebrando a Roma un grandioso trionfo, gli corse incontro un tale che teneva un corvo in una mano, a cui aveva insegnato a pronunciare questo saluto pieno di adulazione: "Ti saluto, Cesare, vincitore, imperatore!". Ottaviano, al quale interessava accordarsi gli animi dei cittadini, si stupi del cortese uccello e comandò ai soldati di comprarlo per venti sesterzi. Dopo aver camminato un poco sulla strada, fu salutato nello stesso modo da un pappagallo che comprò per altrettante monete. L'esempio di così tanta cortesia smosse un povero calzolaio che cominciò a istruire il suo corvo a quello stesso saluto. Ma poiché l'uccello non rispondeva, stanco per la fatica e la sforzo, il padrone era solito dire: "Fatica e sacrifici sprecati!". Tuttavia alla fine, avendo il corvo iniziato a dire il saluto dettato, il calzolaio attese Augusto per la strada, pieno di positiva speranza. Ma dopo aver sentito le parole del corvo, l’imperatore, indifferente di tale saluto, rispose: “Di tali saluti ne ho abbastanza a casa”. Allora il corvo, ricordandosi delle parole che il padrone era solito pronunciare, aggiunse con voce chiara: “Fatica e sacrifici sprecati!”. Stupito di tanto spirito, Cesare rise e ordinò che il volatile fosse comprato per tante monete quanto nessun’altro era mai stato comprato fino a quel momento. Dunque il danaro non fu la ricompensa per il lavoro del calzolaio, ma per le fortuite battute che il padrone aveva, senza riflettere, insegnato al suo uccello.

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