386 - 1 - L'imperatore Tito - Littera Litterae

Versione originale in latino


Huic Titus filius successit, qui et ipse Vespasianus est dictus, vir omnium virtutum genere mirabilis adeo, ut amor et deliciae humani generis diceretur, facundissimus, bellicosissimus, moderatissimus. Causas Latine egit, poemata et tragoedias Graece composuit. In oppugnatione Hierosolymorum sub patre militans duodecim propugnatores duodecim sagittarum confixit ictibus. Romae tantae civilitatis in imperio fuit, ut nullum omnino punierit, convictos adversum se coniurationis dimiserit, vel in eadem familiaritate, qua antea, habuerit. Facilitatis et liberalitatis tantae fuit ut, cum nulli quidquam negaret et ab amicis reprehenderetur, responderit nullum tristem debere ab imperatore discedere, praeterea cum quadam die in cena recordatus fuisset nihil se illo die cuiquam praestitisse, dixerit: “Amici, hodie diem perdidi”.

Traduzione all'italiano


A costui (Vespasiano) succedette il figlio Tito, che pure fu chiamato Vespasiano, uomo straordinario per ogni tipo di virtù, al punto che veniva chiamato amore e delizia del genere umano, molto eloquente, grande guerriero, estremamente equilibrato. Trattò cause in latino, compose poemi e tragedie in lingua greca. Nell'assedio di Gerusalemme, prestando servizio militare sotto il padre, trafisse dodici nemici con dodici frecce. A Roma, durante il suo governo, mostrò così tanta mitezza che non punì assolutamente nessuno, lasciò andare i colpevoli di una congiura contro di lui, anzi li trattò come gente di famiglia, come (erano) prima. Rivelò tanta indulgenza e generosità che, non rifiutando nulla a nessuno ed essendo rimproverato dagli amici, rispose che nessuno doveva allontanarsi triste dall'imperatore, inoltre, essendosi un giorno ricordato, durante la cena, di non aver fatto nulla per nessuno quel giorno, disse: “Amici, oggi ho sprecato un giorno”.