136 - 2 - La fine di Icaro - Littera Litterae

Versione originale in latino


Audite, discipuli, de Icaro luctuosam fabulam. Daedalus captivus Cretae domini erat com Icaro filio in Cretae Labyrintho et exilium finire optabat, at undique pelagus locum claudebat. Improviso Daedalus exclamavit: "Tyrannus autem caelum non possidet!" et subito, ingenii auxilio, humanam naturam novavit: pennae collectae sunt, lino et cera alligatae sunt atque umeris suis et filii Icari aptatae sunt. Interea filium monuit: "Fili mi, in media via caeli vola! Undae enim pelagi alas gravant, contra solis radii urunt. Meis consiliis semper obtempera!". Postea Icaro oscula dedit et, pennis levatus, in caelum ascendit, ante filium volabat et filii alas observabat. At Icarus, ob nimium gaudium, mediam viam deseruit e in altum caelum volavit. Ita solis radiis alarum cera mollita est et miser puer in undas pelagi praecipitavit.

Traduzione all'italiano


Ascoltate, oh discepoli, della triste storia di Icaro. Dedalo era prigioniero con il figlio Icaro del despota di Creta e cercava di porre fine all'esilio nel Labirinto di Creta ma il mare circondava il luogo da ogni parte. Improvvisamente Dedalo esclamò: "Il tiranno non possiede anche il cielo!" e immediatamente, con l'aiuto dell'ingegno, cambiò la natura umana: raccolse delle piume, le legò assieme con spago e cera e le dispose sulle spalle sue e di suo figlio Icaro. Tuttavia ammonì il figlio: "O figlio mio, vola nella parte centrale del cielo! Poichè le onde dell’oceano appesantiscono le ali, mentre i raggi del sole le bruciano. Obbedisci sempre ai miei consigli!". Poi diede un bacio a Icaro e, levatosi in alto grazie alle penne, salì nel cielo, volava davanti al figlio e osservava le ali del figlio. Ma Icaro, per il troppo entusiasmo, abbandonò la via centrale e volò nell’alto cielo. Così la cera delle ali si ammorbidì con i raggi del sole e il giovane sventurato precipitò tra le onde dell'oceano.

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