295 - 43 - Notti insonni - Lingua Viva

Versione originale in latino


Romae multi nostrum aegri insomnia mortem occumbunt. Nam quae meritoria somnum admittunt? Tantum cives quibus magna pecunia est dormiunt Romae, in maxima urbe. Inde morbi maxima causa: curruum raedarumque transitus per artos vicos et convicia mandrae quae constitit somnum rapiunt vitulis quoque marinis. Si die dives vocatur officio, per turbam, quae ante eum cedit, vehetur et ingenti lectica curret per vias super ora atque obiter leget aut scribet vel dormiet; namque faciunt somnum lecticae fenestrae quae clausae sunt. Nobis qui properamus obstat populi unda quae praecedit et unda quae instat premit lumbos.

Traduzione all'italiano


A Roma molti di noi malati trovano la morte nell’insonnia. Infatti quale casa d’affitto permette di dormire? Solo i cittadini che hanno molto denaro dormono a Roma, grandissima città. Da qui la causa principale di malattia: il passaggio di carri e carrozze attraverso i vicoli stretti e il clamore della mandria che si è fermata rubano il sonno anche alle foche (vitelli marini). Se di giorno un ricco è convocato per un affare, (egli) sarà trasportato attraverso la folla che avanza davanti a lui, e correrà su una grande lettiga per le strade al di sopra delle teste e frattanto leggerà, scriverà o dormirà poichè conciliano il sonno le feritoie della lettiga che sono tenute chiuse. La moltitudine di persone che precede è di ostacolo a noi, che abbiamo fretta, e la moltitudine (di persone) che segue urta i reni.

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