185 - 36 - Camillo salva Roma - Lingua Viva

Versione originale in latino


Galli Senones, qui viribus copiosis et robustis urbem Clusium obsidebant, viderunt Romanorum legatos, qui tunc pacis arbitri venerant, pugnantes inter Clusinos. Galli irati oppidi obsidionem dimittunt et totis viribus ad Urbem magnis itineribus contendunt. Fabius consul eos cum copiis excepit, nec tamen obstitit, immo Gallorum infestum agmen Romanos quasi aridam segetem succidit et stravit. Allia fluvius Fabii cladem memoria tenet, sicut Cremera Fabiorum. Senones Urbem iam vacuam defensoribus penetrant, in curiam intrant et trucidant senatores, qui in suis sedilibus insidebant et honorem Romanum defendebant; postea universam reliquam iuventutem, quae in arce Capitolini montis latebat, obsidione concludunt ibique miseras reliquias fame, peste, desperatione, formidine terunt et subigunt. Galli fessi caede excedunt et ruinarum horridum acervum relinquunt: undique horror animos quatiebat, silentia quoque terrebant quia est materia pavoris raritas in locis spatiosis. Ideo Romani sedes mutaverunt, Iovem suosque deos oraverunt, aliud oppidum incouluerunt, sed Camillus dictator, qui princeps Romanorum erat, migrationem alio prohibuit et patriam servavit.

Traduzione all'italiano


I Galli Senoni, i quali occupavano la città di Chiusi con tante forze militari, videro gli ambasciatori dei Romani, che in quel tempo erano venuti come arbitri della pace, combattere tra i Chiusini. I Galli irati abbandonano l'assedio della città e si dirigono a marce forzate verso la città con tutte le truppe. Il console Fabio ricevette loro con le truppe, ma tuttavia non si oppose anzi l'esercito ostile dei Galli abbattè e mise a terra i Romani per così dire come frumento secco. Il fiume Allia tiene la memoria della disfatta di Fabio così come il Cremera tiene quella dei Fabii. I Senoni invadono Roma, ormai priva di difensori, entrano nella curia e trucidano i senatori i quali stavano seduti sui loro seggi e difendevano l'onore romano; poi chiudono l'assedio tutto il resto della gioventù , la quale stava nascosta sulla rocca del monte Campidoglio e li logorano e mettono in ginocchio le sventurate rimanenze con la fame, la malattia la disperazione e la paura . I Galli stanchi si allontanano dalla strage e lasciano un orrendo cumulo di rovine. Da tutte le parti il terrore scuoteva gli animi, anche i silenzi spaventavano perchè il vuoto nei luoghi aperti è fonte di paura. Allora i Romani cambiavano sede, pregarono Giove e i loro dei, abitarono un'altra città ma il dittatore Camillo, che era capo dei Romani, proibì la migrazione in un altro luogo e salvò la patria.

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