362 - 18 - Ritratto del giovane Giugurta - Lingua Viva

Versione originale in latino


Cum Iugurtha adolevit, pollens viribus, decora facie, sed multo maxime ingenio validus, non se luxui neque inertiae dedit, sed, ut mos gentis illius est, equitare, tela iacere; cursu cum aequalibus certare et omnes gloria superare, omnibus tamen carus esse; praeterea pleraque tempora in venationibus agere, leonem atque alias feras primus aut in primis ferire; plurimum facere, et minimum ipse de se loqui. Iis rebus Micipsa initio laetus fuerat: nam existimabat virtutem Iugurthae regno suo gloriae fore, tamen, postquam hominem adulescentem magis magisque crescere intellexit, se autem iam senem esse cum parvis liberis, vehementer eo nagotio permovebatur et multa cum animo suo volvebat. Terrebat eum natura mortalium avida imperii et praeceps ut expleret animi cupidines, praeterea opportunitas suae librorumque aetatis, quae etiam mediocres viros spe praedae transversos agit, postremo studia Numidarum quae in Iugurtham accensa erant.

Traduzione all'italiano


Quando Giugurta crebbe, prestante e di bell’aspetto, ma soprattutto ragguardevole per la sua grande intelligenza, non si dedicò al lusso e alla pigrizia, ma, secondo gli usi della sua gente, cavalcava, lanciava il giavellotto, gareggiava con i coetanei nella corsa e, benchè eccellesse su tutti, a tutti era tuttavia caro; inoltre dedicava la maggior parte del suo tempo alla caccia, colpiva per primo o tra i primi il leone e altre bestie; quanto più agiva tanto meno parlava di sé. All’inizio Micipsa era stato lieto di queste cose: riteneva infatti che il valore di Giugurta sarebbe stato un vanto per il suo regno, tuttavia, vedendo che quel giovane cresceva sempre di più mentre lui era già anziano con figli piccoli, cominciò a preoccuparsi molto per tal fatto, rivolgendo in sé molti pensieri. Lo spaventava la natura degli uomini, avida di potere e pronta ad appagare le passioni dell’animo, inoltre l’opportunità della sua età e di quella dei figli, che svia anche uomini mediocri con l’aspettativa di successo, e infine l’affetto dei Numidi che era molto acceso nei confronti di Giugurta.

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