383 - 15 - Morte di Epaminonda - Lingua Viva

Versione originale in latino


Epaminondas, cum in proelio apud Leuctra vetustam Lacedaemonis gloriam contudisset, non solum patriam, sed etiam universam Graeciam ut liberaret dimicavit. Cum vero, novem annis post, iterum adversus Lacedaemonios apud Mantineam confligeret et audacissime instaret hostibus, illi, postquam eum cognoverant, operam dederunt ut vulnerarent. Itaque universi Lacedaemonii, cum in unius Epaminondae pernicie salutem patriae sitam esse putarent, in eum impetum fecerunt, quoad Epaminondas, hasta traiectus, ex equo excussus est. Qui cum mortiferum se vulnus accepisse animadverteret, suis imperavit ut hostem profligarent. Postquam hostes victos esse audavit : <Satis vixi> inquit <invictus enim caldo. Thebas ductu et auspiciis meis iam caput Graeciae esse video>. Deinde e corpore hastam extrahi iussit eoque vulnere confestim exanimatus est.

Traduzione all'italiano


Avendo Epaminonda indebolito l’antica gloria di Sparta presso Leuttra, combattè non solo per liberare la patria, ma anche tutta la Grecia. In verità, nove anni dopo, combattendo per la seconda volta contro gli Spartani presso Mantinea e sovrastando i nemici con grande audacia, essi, dal momento che lo riconobbero, si diedero da fare per ferirlo. Perciò tutti gli Spartani, ritenendo che la salvezza della patria fosse riposta nella distruzione del solo Epaminonda, fecero impeto comtro di lui, finché Epaminonda, trafitto da una lancia, fu disarcionato dal cavallo. Capendo di aver ricevuto una ferita mortale, ordinò ai suoi di annientare il nemico. Dopo che sentì che i nemici erano stati sconfitti, disse: “Ho vissuto abbastanza. Infatti muoio invincibile. Vedo che Tebe è oramai capitale della Grecia sotto la mia guida e grazie alla mia autorità”. Quindi ordinò che la lancia venisse estratta dal corpo e subito morì a causa di quella ferita.

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