413 - 245 - La mensa d'oro - Lingua Mater

Versione originale in latino


A piscatoribus in Milesia regione everriculum trahentibus quidam iactum emerat. Extracta deinde magni ponderis aurea mensa, orta controversia est,cum illi piscium se capturam vendidisse adfirmarent, hic fortunam ductus se emisse diceret. Ea igitur contentio propter novitatem rei et magnitudinem pecuniae ad populum delata est, placuitque Apollinem Delphicum consuli,cuinam adiudicari mensam deberet. Deus respondit illi esse dandam qui sapientia ceteris praestaret. Tum Milesii, omnibus consentientibus, Thaleti mensam dederunt; hic cessit eam Bianti, Bias Pittaco, is protinus alii, deincepsque per omnium septem sapientium orbem postremo ad Solonem pervenit, qui et titulum amplissimae sapientiae et praemium ad ipsum Apollinem transtulit.

Traduzione all'italiano


Nella zona di Mileto un certo aveva acquistato una rete abbandonata dai pescatori mentre la tiravano su. Allora essendo uscita una mensa d’oro di enorme peso, nacque una disputa, perché questi dicevano di aver venduto la cattura dei pesci, lui, portato, reputava che egli aveva comprato la pecunia. Quindi la questione, per l’originalità della cosa e la moltitudine del denaro, venne domandato alla popolazione, e sembrò corretto che venisse interrogato Apollo Delfico a chi mai dovesse essere data la mensa. Il dio rispose che doveva essere data a chi batteva gli altri in sapienza. Quindi gli abitanti di Mileto, tutti favorevoli, dettero la tavola a Talete; questo la donò a Biante, Biante a Pittaco, codesti di nuovo ad un altro, e di seguito tramite il giro di tutti e sette i sapienti alla fine giunse a Solone, che diede l’attestato della più grande sapienza e il premio al medesimo Apollo.

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