280 - 352 - Cicerone si vanta di essersi dedicato agli studi letterari - Lingua Magistra

Versione originale in latino


Quaere argumenta si qua potes: numquam enim his neque suo neque amicorum iudicio revincetur. Quaeres a nobis Grati cur tanto opere hoc homine delectemur. Quia suppeditat nobis ubi et animus ex hoc forensi strepitu reficiatur et aures convicio defessae conquiescant. An tu existimas aut suppetere nobis posse quod cotidie dicamus in tanta varietate rerum nisi animos nostros doctrina excolamus; aut ferre animos tantam posse contentionem nisi eos doctrina eadem relaxemus? Ego vero fateor me his studiis esse deditum: ceteros pudeat si qui se ita litteris abdiderunt ut nihil possint ex eis neque ad communem adferre fructum neque in aspectum lucemque proferre: me autem quid pudeat qui tot annos ita vivo iudices ut a nullius umquam me tempore aut commodo aut otium meum abstraxerit aut voluptas avocarit aut denique somnus retardit?

Traduzione all'italiano


Mi domanderai, o Grazzio, perché quest'uomo mi sia così caro.Perché mi garantisce un riparo in cui poter ripristinare l'animo dal fracasso del foro e riposare le orecchie indebolite dal suo baccano. Tu pensi che potremmo avere argomenti a sufficienza su cui dibattere ogni giorno tante cose diverse, se non educassimo il nostro animo al sapere, o che il nostro spirito potrebbe sopportare tanto impegno di parola se non lo riorganizzassimo con lo stesso sapere? Quanto a me, ammetto di interessarmi a questi studi; si turbino gli altri se senz'altro affanno si dedicarono a tal punto negli studi letterari da non poter dare alcun apporto al bene della società o da non essere in grado di portare alla luce alcuna loro opera. Per me, di che cosa dovrei imbarazzarmi, visto che da molti anni vivo interessandomi alle difficoltà o all'interesse di chiunque senza esserne mai stato dissuaso dalla valida brama di riposo, o distolto dal piacere o perfino dal sonno?

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