280 - 351 - Alessandro ubriaco uccide un amico - Lingua Magistra

Versione originale in latino


Alexander sollemni die amicos in convivium convocat. Ubi orta inter ebrios rerum a Philippo gestarum mentione,ipse se patri praeferre rerumque suarum magnitudinem extollere caelo tenus coepit, adsentante maiore convivarum parte. Itaque cum unus e senibus, Clitus, fiducia amicitiae regis, memoriam Philippi tueretur laudaretque eius res gestas, adeo regem offendit ut ille, telo a satellite rapto, Clitum in convivio trucidaret. Sed postquam satiatus caede animus conquievit et in irae locum successit aestimatio, modo personam occisi. modo causam occidendi considerans, pigere eum facti coepit. Eodem igitur furore in paenitentiam, quo pridem in iram, versus, mori voluit. Primum in fletus progressus, amplecti coepit mortuum, vulnera tractare et quasi audienti confiteri dementiam; denique arreptum telum in se vertit, peregissetque facinus, nisi amici intervenissent. Mansit haec voluntas moriendi etiam sequentibus diebus. Accesserat enim paenitentiae nutricis suae, sororis Cliti, recordatio, cuius absentis eum maxime pudebat: tam foedam illi alimentorum suorum mercedem reddiderat. Ob haec illi quadriduo perseverata inedia est, donec exercitus universi precibus exoratus est ne ita mortem unius doleret ut universos perderet.

Traduzione all'italiano


Alessandro, in un giorno solenne, invitò i suoi amici al banchetto, dove, fra l'ubriachezza generale, essendo spuntato il discorso sulle imprese realizzate da Filippo, cominciò a ritenersi migliore a suo padre e ad alzare fino al cielo la grandezza delle proprie imprese, tra il consenso devoto della maggior parte dei invitati. Così, quando uno degli anziani, Clito, credendo nell'amicizia che lo legava al re, il quale lo aveva in grande considerazione, prese le difese della memoria di Filippo e le lodi delle sue imprese, a tal punto irritò il re che, sottratto ad una guardia del corpo un pugnale, trafisse lo stesso Clito nel bel mezzo del banchetto. Però, dopo essersi tranquillizzato, appagando l'animo con la strage,e dopo che la stima prese il posto dell'ira, cominciò a pentirsi di quello che aveva fatto. perciò voleva uccidersi, spinto dal pentimento da quella stessa violenta passionalità che poco prima l'aveva portato all'ira. Prima, scoppiato in lacrime, iniziò ad abbracciare con amore il cadavere, a valutarne le ferite mortali e ad ammettere la propria precipitazione; poi afferrata un arma la rivolse a sè, e avrebbe commesso una scelleratezza, se non fossero intervenuto i suoi amici. Questo desiderio di morire continuò anche nei giorni successivi. Infatti, al pentimento si era aggiunto il ricordo della sua balia, sorella di Clito, della cui morte si vergognava soprattutto perché le aveva dato una ricompensa così crudele ed ingrata al suo allevamento. Per questo, per quattro giorni,continuò il suo digiuno tormentandosi per la morte di un unico uomo a tal punto da mandare ciascuno in rovina.