243 - 332 - Una sconfitta dell'esercito cesariano - Lingua Magistra

Versione originale in latino


Legio Pompeiana celeris spe subsidii confirmata ab decumana porta resistere conabatur atque ultro in nostros impetum faciebat. Equitatus Caesaris quod angusto itinere per aggeres ascendebat receptui suo timens initium fugae faciebat. Dextrum cornu quod erat a sinistro seclusum terrore equitum animadverso ne intra munitionem opprimeretur ea parte quam proruerat sese recipiebat ac plerique ex his ne in angustias inciderent ex X pedum munitione se in fossas praecipitabant primisque oppressis reliqui per horum corpora salutem sibi atque exitum pariebant. Sinistro cornu milites cum ex vallo Pompeium adesse et suos fugere cernerent veriti ne angustiis intercluderentur cum extra et intus hostem haberent eodem quo venerant receptu sibi consulebant omniaque erant tumultus timoris fugae plena adeo ut cum Caesar signa fugientium manu prenderet et consistere iuberet alii admissis equis eodem cursu confugerent alii metu etiam signa dimitterent neque quisquam omnino consisteret.

Traduzione all'italiano


La legione di Pompeo, confortata dalla speranza di un pronto soccorso, cercava di resistere alla porta decumana e reagire ai nostri. La cavalleria di Cesare, siccome si vide a passare per uno stretto varco attraverso il rialzo, avendo paura di non potersi battere in ritirata dava inizio alla fuga. L'ala destra, che era divisa dalla sinistra,intuendo che i cavalieri erano in preda all'angoscia, poichè avevano paura di essere calpestati entro la cittadella, si dava alla ritirata dal fianco dal quale era entrato e la maggior parte di quei soldati, per non ritrovarsi in strettoie, saltarono da un terrapieno alto dieci piedi dal fossato e, calpestati i primi che avevano saltato, gli altri trovavano salvezza e uscita saltando sulle loro membra. I soldati dell'ala sinistra, scorgendo dal bastione che Pompeo si avvicinava e che i loro compagni scappavano, avendo paura di ritrovarsi intrappolati in strettoie con il nemico avanti e indietro, tentarono la ritirata da dove erano arrivati. Dappertutto c'era scompiglio, timore, fuga, cosi che, malgrado Cesare prendeva gli stendardi dalle mani di chi scappava e ordinava di arrestarsi, taluni, abbandonati i cavalli, proseguivano la loro fuga, altri per la paura lasciavano pure le insegne e nessuno continuava a resistere.