211 - 317 - Trimalcione e i suoi schiavi - Lingua Magistra

Versione originale in latino


In vestibulo servus atriensis erat, qui domus custos erat. Ingressi in triclinium, nonnullos pueros a cyatho vidimus, qui vini pocula convivis ministrabant, et alios pueros ad pedes Trimalchionis. Hic dominus erat: «Amici», inquit, «et servi homines sunt et aeque unum lactem biberunt, etiam si illos malus fatus oppresserit, Tamen; me salvo, cito aquam liberam, gustabunt: omnes illos in testamento meo manumitto. Philargyro etiam fundum lego et contubernalem suam. At Fortunatam meam heredem facio, et commendo illam omnibus amicis meis. Et haec ideo omnia publico, ut familia mea iam nunc sic me amet tamquam mortuum». Plerique gratias egerunt indulgentiae domini, cum ille exemplar testamenti iussit tradi et totum a primo ad ultimum, ingemescente familia, recitavit.

Traduzione all'italiano


Nell'atrio vi era uno schiavo maggiordomo,che era il custode dell'abitazione. Entrati nel triclinio, abbiamo scorto molti giovani, che servivano agli invitati delle coppe di vino e altri giovai stavano ai piedi di Trimalcione. Questo era il padrone: "Amici" affermò " pure i servi sono uomini e si sono dissetati similmente con il medesimo latte, pure se il destino gli ha rivolto a sfavore. Comunque fra poco si disseteranno con l'acqua della libertà, essendo io vivo: nel mio testamento io libererò tutti loro. A Filargiro donerò anche in eredità una parte di terreno e la sua compagna. Ma faccio la mia Fortunata erede e la affido a tutti i miei amici. E tutte codeste decisioni quindi le rendo pubbliche per far sì che la mia famiglia mi adori già ora così come da morto". La maggior parte ringraziò per la clemenza del padrone mentre lui comandò di divulgare una copia del testamento e tutto dall'inizio alla fine recitò alla gemente famiglia.

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