188 - 306 - Diviziaco chiede perdono per il fratello - Lingua Magistra

Versione originale in latino


Diviciacus multis cum lacrimis Caesarem complexus obsecrare coepit ne quid gravius in fratrem statueret: scire se illa esse vera, nec quemquam ex eo plus quam se doloris capere, propterea quod, cum ipse gratia plurimum domi atque in reliqua Gallia, ille minimum propter adulescentiam posset, per se crevisset, quibus opibus ac nervis non solum ad minuendam gratiam, sed paene ad perniciem suam uteretur. Sese tamen et amore fraterno et existimatione vulgi commoveri. Quod si quid ei a Caesare gravius accidisset, cum ipse eum locum amicitiae apud eum teneret, neminem existimaturum non sua voluntate factum. Qua ex re futurum uti totius Galliae animi a se averterentur.Haec cum pluribus verbis flens a Caesare peteret, Caesar eius dextram prendit; consolatus rogat, finem orandi faciat; tanti eius apud se gratiam esse ostendit uti et rei publicae iniuriam et suum dolorem eius voluntati ac precibus condonet. Dumnorigem ad se vocat, fratrem adhibet; quae in eo reprehendat ostendit; quae ipse intellegat, quae civitas queratur proponit; monet ut in reliquum tempus omnes suspiciones vitet; praeterita se Diviciaco fratri condonare dicit. Dumnorigi custodes ponit, ut quae agat, quibuscum loquatur, scire possit.

Traduzione all'italiano


Diviziaco con parecchie lacrime aggrappandosi a Cesare iniziò a pregarlo di non scegliere niente di eccessivamente funesto per il fratello: che era a conoscenza che quelle vicende fossero vere e che nessuno otteneva più male di lui da quella vicenda, per ciò che, possedendo grande prestigio nella sua patria e nella restante Gallia mentre suo fratello, troppo giovane, non ne godeva nessuna, lo aveva sostenuto ad imporsi; ed adesso lui sfruttava gli averi e il prestigio ottenuto non solamente per stremare la sua importanza, ma come per organizzare la sua distruzione. Ma egli era preoccupato sia per affetto del fratello che per rispetto del popolo. Che se gli fosse successo qualcosa di eccessivamente funesto a causa di Cesare, mentre lui, Diviziaco, gli era molto amico, nessuno sarebbe stato convinto della sua innocenza, e gli avrebbe assicurato odio da ciascun Gallico. Supplicando ciò a Cesare gemendo, con parecchi vocaboli, Cesare afferra la sua mano destra; confortandolo implora di mettere fine al suo supplicare; gli mostra in questo modo una grande riverenza di lasciar perdere per le sue suppliche e per la sua brama come l'insulto causato allo Stato sia il suo legittimo rancore. Porta a sé Dumnorige, al cospetto del fratello; afferma ciò che disapprova in lui; dichiara ciò che lui è a conoscenza, ciò in cui il popolo biasima; lo ammonisce affinché eviti nell'avvenire di rendere occasione a incertezze; afferma che lascerà stare le vicende accadute per merito del fratello Diviziaco. Pone sentinelle per Dumnorige affinchè possa venire a conoscenza di ciò che stia facendo e con chi discute.

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