167 - 298 - Alcibiade viene allontanato da Atene - Lingua Magistra

Versione originale in latino


Hoc crimine in contione ab inimicis compellabatur. Sed instabat tempus ad bellum proficiscendi. Id ille intuens neque ignorans civium suorum consuetudinem postulabat, si quid de se agi vellent, potius de praesente quaestio haberetur, quam absens invidiae crimine accusaretur.Inimici vero eius quiescendum in praesenti, quia noceri non posse intellegebant, et illud tempus exspectandum decreverunt, quo exisset, ut absentem aggrederentur; itaque fecerunt. Nam postquam in Siciliam eum pervenisse crediderunt, absentem, quod sacra violasset, reum fecerunt. Qua de re cum ei nuntius a magistratu in Siciliam missus esset, ut domum ad causam dicendam rediret, essetque in magna spe provinciae bene administrandae, non parere noluit et in trierem, quae ad eum erat deportandum missa, ascendit. Hac Thurios in Italiam pervectus, multa secum reputans de immoderata civium suorum licentia crudelitateque erga nobiles, utilissimum ratus impendentem evitare tempestatem clam se ab custodibus subduxit et inde primum Elidem, dein Thebas venit.

Traduzione all'italiano


Nel consiglio popolare era incriminato di questo misfatto dai suoi avversari. Però inseguiva il tempo di muoversi per la guerra. Riflettendo egli a ciò e ben sapendo le consuetudini dei suoi concittadini, affermava che se volessero iniziare un'atto penale verso di lui, si svolgesse immediatamente l'indagine giudiziaria invece che essere considerato assente per un'accusa dei malevoli. I suoi avversari invece sapevano che per adesso bisognava stare tranquilli, poiché non si poteva danneggiarlo e stabilirono di aspettare fino a quando fosse salpato, per aggredirlo durante la sua lontananza. E così fecero. Difatti, quando reputarono che fosse arrivato in Sicilia, lo incriminarono assente di aver violare gli enigmi. Per ciò gli fu mandato in Sicilia un legato dal magistrato, con il comando di rientrare per tutelarsi e lui, che nutriva molte speranze di poter compiere bene al suo compito, non volle trasgredire e sali a bordo su una trireme inviata appositamente per riportarlo. Giunto con questa a Turii in Italia, pensando molto tra sé e sé sul permesso senza freno dei suoi concittadini e sulla loro brutalità verso i nobili, pensò la soluzione migliore per schivare la vicina tempesta, e perciò si allontanò di nascosto ai suoi sorveglianti e da là si diresse prima nell'Elide, poi a Tebe.