163 - 297 - Riconoscenza verso il poeta Archia (Cicerone) - Lingua Magistra

Versione originale in latino


Si quid est in me ingeni iudices quod sentio quam sit exiguum aut si qua exercitatio dicendi in qua me non infitior mediocriter esse versatum aut si huiusce rei ratio aliqua ab optimarum artium studiis ac disciplina profecta a qua ego nullum confiteor aetatis meae tempus abhorruisse earum rerum omnium vel in primis hic A. Licinius fructum a me repetere prope suo iure debet. Nam quoad longissime potest mens mea respicere spatium praeteriti temporis et pueritiae memoriam recordari ultimam inde usque repetens hunc video mihi principem et ad suscipiendam et ad ingrediendam rationem horum studiorum exstitisse. Quod si haec vox huius hortatu praeceptisque conformata non nullis aliquando saluti fuit a quo id accepimus quo ceteris opitulari et alios servare possemus huic profecto ipsi quantum est situm in nobis et opem et salutem ferre debemus.

Traduzione all'italiano


Se vi è in me, o giurati, un minimo di dote ,ammetto quanto essa sia limitata,o una sufficiente conoscenza nell' eloquenza, nella quale non posso confutare di essere abbastanza abile, o un tale sapere di ciò, nato dallo studio e dalla pratica delle migliori conoscenza, dalla quale mai in nessun momento della mia vita mi sono separato, il qui presente A. Licinio, più di tutti gli altri ha ragione di ritenersi il merito di ogni qualità. Quanto è possibile che la mia ragione rievocando il passato e il ricordo della mia infanzia, ritornando così indietro, noto che il medesimo fu il primo ad farmi interessare a quegli studi e a pormi sulla via del loro sapere. E se qualche volta questa oratoria, che si è formata grazie all'incitamento di Archia e col valore delle sue lezioni, fu la ragione di salvezza per taluno e se da lui capì bene la disciplina con cui posso aiutare tutti gli altri e salvare certi, senza problemi a lui sono costretto ad porre appoggio e tutela, per quello che è nelle mie capacità.

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